Elena scopre di essere gay…one day at a time

È stato il mio ex ragazzo, a consigliarmi di guardare One day at a time. Ebbene sì, sono una di quelle poche persone che ha la fortuna di avere un ottimo rapporto di amicizia con il proprio ex ragazzo. Quando è venuto a trovarmi a Milano un weekend, abbiamo iniziato a guardare insieme questo telefilm. È una sit com firmata Netflix, reboot di una serie televisiva di nove stagioni andata in onda dal 1975 al 1984, che racconta le vicende quotidiane di Penelope Alvarez – veterana del corpo speciale dell’esercito “Army Nursing Corps” – della sua madre cubana, Lydia, e dei suoi due figli Elena ed Alex.

 

Perché ne stiamo parlando su un blog LGBT? Beh…chiaramente perché Elena, oltre ad essere una meravigliosa e forte giovane donna – socialmente e politicamente impegnata – è casualmente anche gay.

E il suo orientamento sessuale è trattato, nel telefilm, con un meraviglioso mix di delicatezza ed ironia.

 

È proprio di questo, che vorrei parlare in questo articolo. Di quanta naturalezza e allo stesso tempo autenticità ci sia nel modo in cui Elena, giorno per giorno (one day at a time, appunto), scopre se stessa e comunica le sue preferenze alle persone che le stanno accanto.

 

I sospetti di Elena sul proprio orientamento sessuale sorgono quando, sotto pressione della nonna Lydia, si ritrova costretta a scegliere un ragazzo per la sua quinceanera – la tipica festa che le ragazze sud Americane organizzano per celebrare il proprio quindicesimo compleanno. La ragazza piomba in un turbinio di dubbi, che la portano a confessare a voce alta, in un momento di solitudine, “non sono sicura che mi piacciano i ragazzi”. Alex, il suo fratellino minore, origlia questa frase e, quando Elena lo supplica di non farne parola con nessuno, lui – con il massimo candore – dice “tranquilla, non sei mica in pericolo, non hai combinato niente, e poi in fondo.. chi se ne frega di cosa ti piace.. no?“.

 

Con il candore di un bambino, in pochissime parole, Alex dice tutto ciò che c’è da dire.

 

Ma Lydia, che è il personaggio più teatrale ed esilarante della serie, la sa lunga. Molto più lunga di tutti gli altri messi insieme. I suoi sospetti sulla non-eterosessualità della nipote risalgono a molti mesi prima, quando Elena aveva sviluppato un’amicizia piuttosto morbosa con l’amica Carmen. Lydia, in quel periodo, si aggirava furtiva per la casa suggerendo, di tanto in tanto, che Elena potesse essere “Queeeeer”. Pronunciato esattamente in quel modo, con un pauroso e splendido accento sudamericano e uno sguardo allusivo.

 

Nonostante il coming out di Elena fosse già nell’aria, non avviene in maniera semplice e leggera con tutti. Le reazioni dei familiari della ragazza dipingono, in qualche modo, molte delle possibili reazioni che, realisticamente, si possono ottenere quando si fa un passo simile nella nostra società.

 

La nonna Lydia, super cattolica e religiosa, all’inizio si ritrova in difficoltà, nel far conciliare la propria fede con l’orientamento della nipote. Ma il ragionamento che scaturisce da questa situazione, e che Lydia espone con il solito charme che è impossibile non amare, è incontestabile. In un minuto, Lydia si trasforma da “cattolica anti gay” in “chi sono io per giudicare? Dio ci ha fatti tutti perfetti…. quindi quand’è che si fa il gay pride?“.

 

Il coming out di Elena con Penelope, sua madre, è meraviglioso. L’intero dialogo è impostato sull’amore. Non sul sesso, ma sull’amore. Elena dice “when I think about love, I see myself, someday, loving a woman“. E credo che questo sia un po’ il fulcro di tutto. È di amore, che si tratta. Non voglio spoilerarvi il seguito, ma è una scena bellissima, e vale la pena di guardarlo anche solo per le successive battute su Kristen Stewart!

 

Nonostante all’apparenza Penelope sembri aver preso benissimo il coming out di Elena, in realtá si ritrova – suo malgrado – a dover fare i conti con alcuni suoi limiti e preconcetti mentali. È costretta ad ammettere se stessa che, forse, non è la persona mentalmente aperta che pensa di essere, perché l’idea che la figlia possa amare una donna le crea problemi. Ma la sua umiltà nel guardarsi dentro e nel chiedere aiuto ad un’amica lesbica per affrontare questo blocco, è ammirevole. Mentre sorseggia un cocktail in un bar gay, in cui è andata con l’intento di comprendere meglio sua figlia, racconta alla sua amica che “it’s not the way I pictured it”. Si era immaginata lei e sua figlia parlare di ragazzi insieme, e condividere certe esperienze con lei. E credo che, questa, sia la reazione più umana e normale da parte di un genitore: è inevitabile che un genitore abbia un film in testa di come vorrebbe la vita del figlio. Ed è difficile accettare che quel film vada diversamente. Ma la capacità di una brava madre – come di un bravo padre – sta nell’amare abbastanza i propri figli da lasciarli andare, lasciarli essere se stessi, e non farli mai sentire in colpa se il loro modo di essere si discosta dal film mentale che si era creata.

 

Il coming out più duro è quello con il padre di Elena, che rifiuta completamente l’orientamento della figlia, al punto da non presentarsi al suo quindicesimo compleanno e lasciarla quindi sola a ballare il tradizionale lento padre-figlia durante la quinceanera.

 “Mi hai insegnato una lezione importante” gli dice poi Elena in una scena straziante “mi hai insegnato che solo perchè sono gay, le persone mi odieranno senza sapere nient’altro su di me. E lo sapevo, che era parte del pacchetto, essendo gay, ma non me lo aspettavo proprio da mio padre”.

 

Vale la pena di guardare questa sitcom. Ne vale la pena perchè, tra una risata e una lacrima, ci sono tantissimi argomenti estremamente attuali che vengono affrontati. Orientamento e identità sessuale, certo, ma anche politica, femminismo, ambientalismo e immigrazione. Ed è tutto sull’onda di una preziosa ironia. Ma non ironia spicciola, no. Quell’ironia intelligente, che fa scattare una risata sincera basata su una trama e su dei dialoghi che fanno divertire ma anche riflettere. Quindi ora mollate questo articolo, aprite subito Netflix, e fatevi voi stessi un’opinione su questa sitcom…perché in fondo, quello che penso io di One day at a time, è totalmente irrilevante!

 

Francesca

 

 

Fonti:
https://serial.everyeye.it/articoli/recensione-one-day-at-time-della-seconda-stagione-37126.html

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