Il mio migliore amico è gay: la storia di Flavio

Mi chiamo Flavio, ho 25 anni. Sono di Roma, ma vivo e lavoro a Milano.

Quella che vorrei raccontarvi è una storia di amicizia. Una storia che parla di me, del mio migliore amico omosessuale, e di un percorso che nel corso degli ultimi anni ci ha reso più adulti, più forti e soprattutto più legati l’uno all’altro.

Questa storia comincia circa dieci anni fa, durante il secondo anno di liceo…che è un periodo risaputamente turbolento in termini di ormoni, tresche e drammi adolescenziali.

Io ero estremamente legato, da ormai quattro anni, ad un ragazzo. Era a scuola con me fin dalle medie e io e lui eravamo stati gli unici a capitare nella stessa classe anche alle superiori.

In quel periodo io avevo cominciato a sperimentare le gioie da adolescente in piena esplosione ormonale, cercando – più o meno con successo – di avvicinare tutte le ragazze che trovavo in giro. Il mio migliore amico, invece, aveva avuto alcune storielle con delle ragazze, ma sembrava essere poco interessato alla questione, in generale. Nessuna delle sue mezze-relazioni si era di fatto trasformata in qualcosa di più concreto e io non capivo come questo potesse essere possibile.. cioè, capite, io – maschio mediterraneo, in piena attività ormonale – ero totalmente spiazzato da questa cosa!

In fondo, però, pensavo che semplicemente non avesse trovato la persona giusta. Così, da bravo giovane tamarro quale ero, gli facevo un po’ di pressione. Dai ma che fai, oh, non ci provi con quella?

Lui ogni volta mi rispondeva in modo sobrio, dicendomi che sì, ci aveva provato eh, solo che lei non gli dava nessuna emozione e quindi non gli andava di spingersi oltre.

A metà del secondo anno di liceo la nostra relazione si è un po’ allentata. Lui si è avvicinato ad altri ragazzi, io avevo legato con un ragazzo con cui suonavo in una band. È stato a quel punto che un bastardo in classe nostra ha iniziato a mettere in giro la voce che il mio migliore amico fosse gay. Nonostante in quei mesi fossi meno legato a lui, la voce ha comunque attirato la mia attenzione, ovviamente. Ho iniziato a collegare i puntini… ho pensato “Ci sta, ma è ovvio, è gay! Per questo non gli sono mai piaciute le ragazze con cui si metteva: doveva mettersi con un ragazzo!”.

Era scontato. Era facile.

Così, con il più puro candore che potete immaginare, sono andato da lui e gli ho detto: “Scusa, ma non è che sei gay?”.

Ero un cretino quindicenne. Ma le mie intenzioni erano genuine. Mettendolo di fronte a quella realtà pensavo di aiutarlo, in qualche modo, a far sì che lui la accettasse.

Lui è stato molto sulla difensiva, ovviamente. Nei mesi successivi, ci sono stati ancora un paio di questi confronti, durante i quali io cercavo sostanzialmente di convincerlo che fosse gay.

Secondo me lui al tempo già sapeva di essere gay. Aveva solo bisogno dei suoi tempi per ammetterlo e interiorizzarlo. Doveva arrivarci da solo, senza pressioni. Ma io non lo capivo e questo mi ha portato ad allontanarmi da lui. Vivevo questa situazione come un tradimento. Pensavo “Cavolo, lui non mi vuole ascoltare, non vuole ammettere a se stesso di essere gay, se la vive come se fosse una cosa negativa… sono il suo migliore amico, perché non me ne vuole parlare?”.

Prendevo questa posizione estremista, quasi da garante della verità e della giustizia.

Potete immaginare quanto lui soffrisse, in quel momento! Non riusciva lui stesso ad accettare la propria omosessualità e, per di più, il suo migliore amico praticamente lo odiava solo perché lui non si sentiva ancora pronto a dire a voce alta “sono gay”.

Come se non bastasse, in classe in quei giorni non si parlava d’altro. I ragazzi erano tutti concentrati su tre argomenti: il calcio, il torneo di ping pong della scuola, e il fatto che il mio migliore amico fosse palesemente gay. Erano tutti convinti. Era diventato lo scoop del momento. E io mi ero improvvisamente ritrovato in questa posizione scomoda in cui da una parte subivo una vera e propria peer pressure da parte di tutti i nostri compagni che dicevano “ah è gay, fa le cose con i maschi” e dall’altra parte non riuscivo a trovare la chiave giusta per comunicare con lui.

Ci stavo malissimo, perché avrei solo voluto che lui si fidasse di me e fosse sincero. Avrei preferito che mi rispondesse male con unOh, basta Flavio, non sono cazzi tuoi se sono gay o no, piuttosto che questa situazione di stallo in cui non sapevo neanche più in che rapporti fossimo io e lui.

Ad un certo punto, lui si è messo insieme a questa Giulia. A quanto pare, Giulia era una ragazza di un liceo vicino. Ma nessuno la conosceva. Questa cosa mi sembrava stranissima. Ad infittire i mistero, c’era il dettaglio che lui non ce la voleva mai presentare, questa ragazza, quando uscivamo.

A posteriori, ho scoperto che aveva letteralmente creato questa relazione fittizia. Si era inventato una ragazza, per mettere a tacere tutte le nostre speculazioni!

E ho capito tante cose in quel momento: è triste e crudele il fatto che un ragazzo gay debba arrivare ad inventarsi una relazione finta con una ragazza solo per sentirsi in qualche modo parte di questa comunità di noi idioti eterosessuali maschiacci.

Con questa relazione inventata tra lui e Giulia, il mio migliore amico stava praticamente urlando, chiedendo che gli lanciassero un salvagente in mezzo al mare in cui stava annegando, e nessuno di noi se ne era accorto.

Era passato del tempo, però, da quando io – a muso duro – cercavo in tutti i modi di fargli ammettere la sua omosessualità. Ero cresciuto, avevo capito che forse la cosa più giusta era smettere di accanirmi così tanto e, semplicemente, esserci per lui. Così, un giorno sono andato da lui e gli ho detto che per me era più importante la nostra amicizia rispetto a qualsiasi storia d’amore o orientamento sessuale lui avesse. Ero stanco di fare il paladino della giustizia. Mi stava bene, che lui non volesse parlarmi di quella sfera della sua vita. Ero disposto ad archiviare completamente l’argomento, ma non volevo più perdere tempo a litigare per cose stupide, rivolevo soltanto il mio migliore amico.

E così è stato. Nei mesi a seguire, ci siamo focalizzati solamente sulla nostra amicizia e, un po’ alla volta, ogni cosa è successa da sé e in maniera naturale. Lui si è sentito finalmente più libero di aprirsi nei miei confronti, senza ricevere alcuna pressione da parte mia, fino a che un giorno, un anno dopo, ha deciso di presentarmi il suo ragazzo.

Da quel momento, molte cose sono migliorate nel nostro rapporto. Ho scoperto che da un po’ lui stava andando agli incontri dell’Arcigay Mario Mieli e un giorno mi ha addirittura invitato ad andare insieme a lui. Tra l’altro, lui ha una famiglia complicata e un po’ bigotta alle spalle, non hanno voluto conoscere il suo ragazzo e questo, da amico, mi ha fatto stare molto male perché ho sofferto insieme a lui.

C’è stato un momento fondamentale, nel nostro rapporto, che tutt’ora considero uno dei momenti più belli della mia vita: il giorno in cui lui mi ha detto di essersi sentito privilegiato rispetto a tutti gli altri ragazzi che aveva conosciuto all’Arcigay, perché lui aveva avuto me, che gli ero stato amico nel suo percorso di accettazione del suo orientamento. Che poi, non mi piace dire accettazione perché sembra quasi una malattia, detta così. Chiamiamola “presa di consapevolezza del fatto che gli piacessero gli uomini”.

La comprensione del suo orientamento sessuale è stato, paradossalmente, un percorso che abbiamo fatto in due, io e lui. È stato formativo. Mi ha portato a capire che essergli amico significava stargli accanto e permettergli di essere aperto con me senza spingerlo a tutti i costi a parlare. E ora lui ha un fidanzato pazzesco, è felice. Ma tutto questo mi ha insegnato una cosa fondamentale: io sono un uomo bianco, cattolico, eterosessuale, e quindi privilegiato. Per questo, a maggior ragione, devo essere molto più consapevole della diversità che esiste intorno a me ed è mia responsabilità fare qualcosa in prima persona per far sì che quella diversità sia percepita come un valore aggiunto nella società, e non come qualcosa di negativo.

Flavio, 25 anni, eterosessuale

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