Sono gay, se mio padre lo scopre mi uccide: la storia di Claudio [Parte 1]

Essendo cresciuto con dei genitori davvero molto severi e all’antica, sono arrivato a 20 anni senza mai essere stato in discoteca e senza mai aver bevuto alcool. Un bellissimo giorno, a Gennaio 2017, la mia migliore amica Elisa mi ha invitato a passare il capodanno con lei in discoteca con la sua ragazza e gli amici della sua ragazza.

È così che mi sono ritrovato catapultato in una nuova realtà: arrivati in discoteca, i miei amici mi hanno messo tra le mani un Angelo Azzurro (primo drink della mia vita, preso più che volentieri), poi un invisibile alla fragola. Come immaginerete, al secondo cocktail ero già ubriaco!

Quella sera ho incontrato un ragazzo bellissimo. Era davvero perfetto, biondo, scolpito e con un sorriso da invidia. Ci siamo baciati. Per CINQUE ORE che sono sembrate pochi minuti, lontani da tutti gli altri che, nel frattempo, si erano preoccupati. Immaginatevi, la mia migliore amica che mi porta in discoteca per la prima volta, mi fa bere per la prima volta, e poi non riesce più a trovarmi da nessuna parte per cinque ore! Quando alla fine sono ricomparso dal nulla e me ne sono uscito con un “Ciao Lisa, ti presento Simone”, grasse risate!

I problemi sono arrivati da lì a poco, perchè l’incontro con Simone mi aveva lasciato un sentimento mai provato prima.

Quella è stata la prima volta che mi sono innamorato di un ragazzo. Fino a quel momento, avevo frequentato saltuariamente alcuni ragazzi, ma era sempre stata una cosa prettamente fisica, non c’era alcun coinvolgimento emotivo. Così, mi ero auto-convinto che, non avendo mai provato nessuna emozione per un ragazzo, io non fossi effettivamente gay. Quando dici molto spesso una bugia, e alla fine finisci per crederci tu stesso. Così, per quanto suoni surreale, io genuinamente non sapevo di essere gay. È stato Simone a cambiare le cose, a modificare la mia prospettiva. Lui è stato un po’ l’inizio di tutto. Mi ha lasciato davvero fottuto. Mi ha costretto a fare i conti con me stesso.

Simone era di Ancona. Io sono di Ravenna. Duecento chilometri di distanza tra me e lui sicuramente non aiutavano, dato che ogni volta dovevo trovare una scusa plausibile con i miei genitori per riuscire ad andarlo a trovare. Ci sentivamo continuamente, eravamo in quella fase di innamoramento iniziale in cui si vorrebbe solo mollare tutto e trascorrere ogni istante insieme. All’improvviso, però, lui mi ha confessato di non riuscire a reggere la distanza. Ha preferito troncare la cosa, per starci meno male.

Tutto questo ha avuto un effetto grosso su di me, mi ha lasciato a pezzi e ovviamente le persone intorno a me si sono accorte che c’era qualcosa di strano. Magari non sapevano cosa, ma sicuramente notavano qualcosa di diverso in me, nel mio umore e nei miei comportamenti.

In quel momento, oltre alla sofferenza per la fine di quel primo amore, dentro di me stavo vivendo due guerre. Quella della presa di coscienza del mio orientamento sessuale, e quella che comportava, di conseguenza, un coming out con i miei genitori.

Passavo le ore in camera mia, travolto dalla paura che i miei genitori lo avrebbero presto scoperto, mi facevo grandissimi viaggi mentali negativi dai quali non riuscivo ad uscire.

I miei non dovevano saperlo, che ero gay.
Questo perchè tutt’oggi, se mio padre lo scoprisse, mi ammazzerebbe, tradizionalista come è! Non è un modo di dire, né un’esagerazione. Non è una mia irrazionale ed infondata paura. È un dato di fatto. Io so che è così. Lo dico con cognizione di causa. Ne ho assoluta certezza, perché lo conosco.

Così, da lì a poco ho cominciato ad avere attacchi di panico a causa dei miei continui pensieri negativi. C’erano momenti in cui non riuscivo proprio fisicamente a respirare, per la paura che provavo. Avevo gli incubi la notte, sognavo il momento in cui i miei lo avrebbero scoperto e l’idea mi terrorizzava così tanto che, ad un certo punto, ho deciso di scappare di casa. Ho fatto le valigie di fretta, ma mia mamma mi ha scoperto. È scoppiata a piangere, mi ha domandato cosa stesse succedendo. Io non ho trovato il coraggio di dirle nulla, così lei, per farmi calmare, mi ha mandato a casa di mia zia, perchè si era trovata davanti una situazione talmente inaspettata da non saperla gestire.

A mia zia, ho raccontato tutto. Di me, di Simone, della mia paura. Appena ho finito di parlare, lei si è buttata le mani sul volto e mi ha detto “Cazzo, e ora come facciamo?”. Ha fatto anche commenti poco carini, come “se tu invitassi il tuo ragazzo a cena con noi io non ce la farei perchè mi sentirei troppo a disagio” ma questi sono dettagli, il vero problema era mio padre. Lei conosce bene mio babbo. Era perfettamente consapevole di quali sarebbero state le conseguenze, se questa cosa fosse arrivata alle sue orecchie.

I giorni successivi sono stati atroci. Io stavo malissimo, mia zia era in ansia per me, e mia mamma non capiva cosa stesse succedendo, ma percepiva lo stato d’animo negativo mio e di mia zia e ne risentiva.
È stato a quel punto che, per il bene di tutto, ho deciso che fosse meglio fare un passo indietro. Alle varie serate di canto a cui mi capitava di partecipare per passione, ho conosciuto una ragazza. Io piacevo a lei. Lei era oggettivamente carina. Ovviamente, non ero veramente interessato a lei, ma lei è diventata la mia “bugia bianca”, il mio piccolo diversivo eterosessuale per poter tornare da mia zia e raccontarle che mi era passata, che non ero più gay, che poteva stare tranquilla.
A quel punto, la situazione in famiglia si è calmata. Era come se, all’improvviso, fosse passato tutto. Erano tutti sereni. Tutti, tranne me. Perché non puoi davvero “smettere di essere gay” con uno schiocco di dita, no?

La mia paura è rimasta, dentro di me. Si è solo trasformato il modo in cui la manifestavo all’esterno. Infatti ho cominciato ad avere disturbi alimentari che tutt’ora, in parte, mi porto dentro. Mi guardavo allo specchio, mi sentivo grasso e per questo ho smesso di mangiare. A volte, per non far preoccupare i miei genitori, mangiavo davanti a loro, per poi chiudermi in bagno e vomitare. Un mese dopo, la dottoressa mi ha dichiarato stato iniziale di anoressia-bulimia. Ci ho messo altri tre o quattro mesi, per decidermi a mettere un freno a quella situazione. Un fattore che mi ha molto aiutato è stata l’università, che mi ha permesso di distrarmi da me stesso. Mi sono iscritto in palestra dopo poco tempo, con l’intenzione di prendermi più cura del mio corpo e fare scelte con più testa. Dovevo prendere in mano la mia vita e vincere! Vi dico che dopo il percorso della palestra mi sono ritrovato estremamente soddisfatto di me stesso con 10 kg in meno di peso, ma anche 10 kg in meno di paura.

Continua…

Sono gay, se mio padre lo scopre mi uccide: la storia di Claudio [Parte 2]

Claudio, 21 anni, queer

 


La rubrica Let’s get loud è nata con l’intento di raccogliere in un unico luogo virtuale le opinioni e le esperienze di vita delle persone LGBT+ e non in Italia. Ogni storia è diversa e merita di essere raccontata. Puoi contribuire alla rubrica scrivendo la tua storia all’indirizzo e-mail: allhumanslgbt@gmail.com.


 

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