I giochi che fanno diventare gay i bambini

Mio fratello minore ha trascorso buona parte della sua infanzia a giocare con la mia cucinetta della Fisher Price. E non per scherzo. No. Faceva sul serio, perché le cose, se si fanno, si fanno bene. Indossava il grembiulino, che mia mamma in teoria aveva destinato a me, si cospargeva i boccoli con le mollettine per capelli che indossavo io per andare a scuola, e fingeva di preparare il caffè nelle tazzine di plastica. Inutile specificare che i miei genitori erano leggermente preoccupati per la situazione, per dirla con un eufemismo. A pensarci adesso, fa molto ridere: forse si allarmavano per la sessualità del figlio sbagliato, dato che alla fine lui è cresciuto perfettamente eterosessuale, mentre io…ehm…

Allo stesso modo, coerentemente, hanno riempito la mia cameretta di giocattolini da perfetta casalinga e mi hanno ricoperta di scarpine bebè sbrilluccicose. Io ci provavo a dirglielo, che mi piacevano i bayblade e che il rosa non era propriamente il mio colore preferito, ma non mi hanno mai dato troppo ascolto. Hanno continuato a  comprarmi quello che ritenevano fosse adatto ad una femmina. E ogni tanto, scherzosamente, mi ricordavano che ero strana, perché il mio colore preferito era il giallo. Il giallo, e non il rosa. Ma cavoli, il giallo mi sembrava così bello! Era il colore del sole, delle belle giornate, dell’allegria. Davvero, non capivo cosa ci fosse di tanto sbagliato in quella mia preferenza.

Tutto sommato, sia io che mio fratello siamo cresciuti felici. Non sto cercando di puntare il dito contro nessuno. I miei genitori non ci hanno mai fatto mancare nulla e sono sicura che ogni loro gesto sia stato in buona fede. Eppure, ad oggi, continuo a domandarmi come mai io abbia dovuto litigare con loro per anni per poter prendere le lezioni di batteria che tanto sognavo, mentre mio fratello, ancora prima di imparare a camminare, ha ricevuto in regalo una batteria giocattolo che neanche desiderava.

La batteria è da maschio, è stata la loro giustificazione. Sarà. Ma dove sta scritto? Chi l’ha deciso, esattamente? Ci sono delle istruzioni che per caso mi sono persa? Un manuale di strumenti da uomo e da donna, accuratamente catalogati e separati?

I bambini non hanno pregiudizi. Sono privi di schemi e preconcetti. Siamo noi adulti, che siamo strani e ottusi. Ci guardiamo intorno, prendiamo atto delle regole che ci vengono insegnate più o meno esplicitamente, e le reiteriamo. E non solo, costringiamo pure i nostri figli a seguirle. Perché? Perché sì. Perché “da che mondo è mondo, i maschi non giocano con le cucinette della Fisher Price”. Vaglielo poi a spiegare, a un bambino di quattro anni, che si sta divertendo con il giocattolo sbagliato.

Mio fratello non ha mai pensato, a cinque anni, di poter essere gay perché ogni tanto gli andava di mettere il grembiulino e giocare a fare il cuoco. Gli piacevano Ben10 e i Pokémon tanto quanto la mia cucina giocattolo. E non se ne faceva un problema. Era così, punto. Era un dato di fatto. Giocava nel modo che preferiva, senza domandarsi se ci fosse un significato o un senso profondo in queste azioni.

Siamo noi, noi stupidi adulti, che attribuiamo un significato ad ogni cosa. Un genere ad ogni cosa. La batteria è da maschio. L’arpa da femmina. Fare le lavatrici è da donna. Ingegneria è da uomini. E forse, se la smettessimo di prendere per veri questi assunti e ci togliessimo il paraocchi, ci accorgeremmo di quanto potrebbe essere bello e utile far giocare il nostro ometto di casa con le bambole, o la nostra principessina con i carrarmati di plastica. I giochi sono potenti. Un’astronave in mano ad una bimba può insegnarle che, se vorrà, potrà diventare un ingegnere aerospaziale. Una tazzina da caffè di plastica in mano ad un bimbo, potrebbe dimostrargli che fare i lavori di casa non toglie nulla alla sua virilità.

O ancora, forse, potremmo semplicemente chiedere direttamente a loro qual è il gioco che preferiscono, e non farli sentire in colpa se la risposta non coincide con le regole della società. Perché così, forse, ci accorgeremmo che ogni bambino è diverso, e che se nostro figlio da grande sarà gay lo sarà sia che lo inondiamo di videogiochi di guerra sia che gli facciamo guardare le Winx. Che poi, se anche crescesse gay, quale sarebbe il problema? Un genitore non dovrebbe semplicemente preoccuparsi del fatto che il proprio figlio sia sano e felice?

Francesca

 

 

Fonti:
Immagine: http://www.jojomamanbebe.co.uk/fleur-play-kitchen-d4081.html

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