Miryam [Racconto breve]

Era una calda notte d’estate, ad Agosto.

Miryam era scesa in spiaggia, perché sentiva la musica provenire da dietro gli scogli. Sapeva che c’era un festa, in paese non parlavano d’altro. Il giorno prima, le macchine con gli altoparlanti avevano fatto il giro delle strade almeno tre volte, tra la mattina, il pomeriggio e la sera, per annunciare che l’indomani ci sarebbe stato il grande evento.

Ogni anno tutti gli abitanti del posto aspettavano quella festa con ansia. La spiaggia acquistava una nuova veste; tutto era diverso, tutto poteva succedere.

Anche Miryam c’era stata tanti anni prima, quando aveva sedici anni ed usciva ancora con il suo gruppo di amici d’infanzia. Aveva ballato fino alle cinque del mattino, era stata ricoperta di schiuma e bolle di sapone, aveva giocato a pallavolo in spiaggia, aveva visto l’alba con in mano un cornetto fumante al cioccolato, era rientrata in casa alle sei ed aveva dormito fino ad ora di pranzo.

Ma adesso non aveva più sedici anni, si sentiva responsabile verso se stessa e la sua famiglia; lavorava fuori da molti anni, era tornata al paese d’origine per risolvere delle questioni legali. Era complicato, una brutta rogna con un’eredità, ma andava avanti così da un po’: la mattina dall’avvocato, poi preparava il pranzo, curava il giardino, leggeva qualche libro ed andava a dormire. 

Ma quella sera non riusciva ad addormentarsi, così aveva deciso di fare un giro per il paese. Arrivata in spiaggia, aveva sentito la musica e si era avvicinata un po’ di più al punto da cui proveniva.

Lo aveva dimenticato, tutto quel rumore; improvvisamente, era stata catapultata tra coppie che si abbracciavano, persone che ballavano strette, sorrisi e piedi nudi sulla sabbia. A fatica era riuscita ad uscire da quella bolgia e si era sdraiata in disparte, su uno scoglio, ad osservare le stelle. Le arrivavano degli schizzi d’acqua salata sul corpo, ma lei non se ne curava, era quasi piacevole.

Poi era scesa, si era seduta a riva; aveva preso a lanciare delle pietre in acqua e, voltandosi a destra per prendere un nuovo sasso, si accorse che poco più in là c’era una ragazza che stava facendo la stessa cosa. I loro sguardi si incrociarono e si sorrisero timidamente. Continuarono a lanciare sassi per un po’, poi si alzarono, di nuovo, insieme.

«Lanci pietre anche tu, eh?» attaccò bottone Miryam. Aveva sempre quell’irrefrenabile impulso a socializzare con tutti.

L’altra fece spallucce e le accennò un timido sì. C’era qualcosa nei suoi occhi, qualcosa che Miryam aveva già visto, solo che non ricordava dove.  

«Come ti chiami?»
«Diletta».

Non le aveva chiesto, a sua volta, quale fosse il suo nome. Ma a Miryam andava bene.

Diletta aveva l’aria di chi aveva perso tutto, e Miryam non aveva nulla da perdere.

Così iniziarono a camminare, insieme, senza una meta, senza un obiettivo, ma con un sasso nelle proprie mani.

Sara Vanni

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