[I gay sono sempre esistiti?] La Cina imperiale

Il nuovo appuntamento è qui e, come promesso, mi sono data alle ricerche, ho ampliato i miei orizzonti… e sono finita a casa di Mulan. Mushu vi saluta, così come anche Cri Cri.

Ammettilo, non ci credevi nemmeno tu che ce l’avrei fatta e, se mi tocca essere sincera come quando mi mandavano a confessarmi e mi usciva anche di quell’ovetto Kinder che mi ero mangiata di nascosto sette anni prima, devo dire che nemmeno io avrei scommesso su di me. Ah, che bella cosa la fiducia in se stessi, vero?

Comunque, ciancio alle bande, fiato alle trombe, cominciamo questa nuova puntata nel lontano Oriente.

Fortunatamente per me e per te, in Cina sono stati un po’ più generosi con le testimonianze scritte e quindi, ad oggi, ne sappiamo molto di più rispetto ai greci e agli egizi. Pare che proprio avessero il pallino per segnarsi tutto quanto. E poi, altra cosa che va decisamente a nostro vantaggio, è il fatto che, pare, fossero molto molto aperti dal punto di vista sessuale. Molto più aperti dei loro contemporanei in Europa. Per darti un’idea, stiamo parlando di un periodo lunghissimo che va dal 500 a.C. a metà del 1800. E abbiamo ben presente come andassero le cose almeno da noi, no? Se non ne hai idea, non disperare. Sono qua per questo. Ne parleremo nelle prossime puntate.

Tornando ai nostri carissimi amici cinesi, voglio parlarti in particolare di tre aneddoti. Fanno parte di tre epoche diverse della Cina e ci spiegano un po’ meglio la situazione, dandoci esempi concreti.

Poi oh, siamo seri: alla fine l’uomo cambia, ma degli inciuci e del gossip si interesserà sempre.


Il duca Ling e Mizi Xia

Questo primo aneddoto racconta dell’infatuazione tra il governatore dello stato di Wei, nel centro nord della Cina, e un suo ufficiale, nel V secolo a.C..

Pare che per conquistare il duca, un giorno l’ufficiale Mizi Xia gli abbia offerto metà della propria pesca, facendogli esclamare: «Quanto è sincero il tuo amore per me! Ti dimentichi del tuo stesso appetito e pensi soltanto a dare cose buone da mangiare a me!».

E se questo piccolo dialogo non ti ha detto molto, aspetta di leggere quello che segue.

Un giorno Mizi Xia venne a sapere che sua madre era gravemente malata. Preoccupato e volendo correre al suo capezzale, prese la carrozza del duca. E lui, anziché infuriarsi e punirlo secondo la legge per lesa maestà – che prevedeva tra l’altro l’amputazione dei piedi – lodò la sua pietà filiale.

Carino… riesco quasi a immaginarlo che guarda con occhi a forma di cuore Mizi Xia che si allontana al tramonto sulla sua carrozza, salutandolo con un fazzoletto bianco, mentre la corte scuote la testa e decide di lasciar perdere.


Il re di Wei e Lord Long Yang

Questo secondo aneddoto ha per ambientazione sempre la regione di Wei e il suo re, ma siamo durante il terzo secolo avanti Cristo.

Pare che, mentre il re e il suo amato Long Yang stavano pescando, il secondo scoppiò improvvisamente in lacrime. Chiesto il motivo di quel pianto improvviso, il re si sentì rispondere da Long Yang che era disperato perché il primo pesce che aveva preso all’amo gli era sembrato subito il più bello mai visto, ma che quando aveva pescato il secondo, questo gli era piaciuto molto di più. Temeva quindi che con il re potesse accadere qualcosa di simile, che il re potesse lasciarlo nel momento esatto in cui avesse trovato qualcuno più bello e migliore di lui.

Il re, sentite le parole di Long Yang, per rassicurare l’amato disse: «Ucciderò l’intera famiglia e tutto il clan di chiunque oserà parlare di bellezze in mia presenza.»

Molto macabra come cosa, ma ha un suo ché romantico, in fondo. No?


L’imperatore Ai e Dong Xian

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Racconta lo storico della dinastia Han, Ban Gu, che un giorno l’imperatore Ai preferì tagliare un pezzo della manica del proprio abito, piuttosto che far svegliare il proprio amato che vi ci si era addormentato sopra.

L’imperatore Ai apparve quindi in pubblico di fatto senza una manica ma, anziché essere deriso (essere la massima autorità in un regno ha i suoi vantaggi) lanciò una nuova moda. Da quel momento in poi, infatti, tutta la sua corte decise di tagliare a propria volta un pezzo della propria manica per celebrare i propri amori.


Queste tre storie, oltre ad essere molto tenere – almeno dal mio punto di vista -, mostrano come davvero in Cina non facesse differenza alcuna se la coppia fosse formata da due uomini o da un uomo e una donna. Sono state trascritte e tramandate da storici dell’epoca e sono entrate a far parte dell’immaginario comune di quel paese. Per dire, “l’amore della pesca condivisa” e “la manica tagliata” erano modi comuni per definire una relazione omosessuale. E il riferimento era chiaro a tutti. Come era chiaro a cosa si stesse alludendo se si chiamava il proprio compagno “Long Yang”.

Per quanto riguarda le donne, purtroppo non sono in grado questa volta di soddisfare la tua curiosità. Ma magari per il mese prossimo potremmo fare un viaggio un Giappone e vedere se le Geishe hanno qualche segreto da rivelarci…

Gaia

Articolo precedente: [I gay sono sempre esistiti?] Gli antichi Greci – Parte 2

 

 

 

Fonti:
Foto 1: https://www.1000-miglia.eu/la-muraglia-cinese-puo-davvero-vista-dallo-spazio/
Foto 2: https://queeraday.wordpress.com/2014/09/04/mizi-xia/

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