Ma siamo sicuri che sia la chiesa il problema? La visione di Paola

Mi chiamo Paola. Sono una studentessa di scienze internazionali e sono eterosessuale.

Io parto dal concetto che il motivo per cui una persona debba fare coming out è quello di essere prima di tutto sincera con se stessa, poi con gli altri. Il coming out e, per estensione, l’omosessualità, la bisessualità, la pansessualità o la transessualità, non mi creano sbalordimenti perché per me sono pari all’eterosessualità. Non vivo, cioè, in maniera differente, sapere che una persona sia etero o meno.

C’è, tuttavia, ancora una buona parte della popolazione italiana che ha difficoltà ad accettare qualsiasi persona non sia eterosessuale e, poi, concepire di concedere loro gli stessi diritti delle coppie non omosessuali. Mi riferisco alla questione sulle adozioni e sul matrimonio, al quale sono favorevole perché credo che l’amore non abbia distinzioni di sesso o il bisogno di coppie predefinite. Credo che ognuno sia libero di celebrare il suo momento come vuole, o che possa anche, dall’altra parte, non sentire il desiderio di sposarsi.

Nella mia visione della questione, io capisco l’opposizione della Chiesa, il cui pensiero deriva da determinati pre-concetti, che comunque non condivido. Ma non riesco a capire la società. Non mi capacito di come la società non approvi le unioni tra due persone dello stesso sesso e si opponga fortemente alle adozioni.

Tutto ciò che mi viene da pensare è che la società è ignorante, che la non accettazione del diverso – che sia un omosessuale o un nigeriano – è forte ed è amplificata da determinate persone dalla spiccata visibilità pubblica, che quindi hanno tanto peso, specie sulle nuove generazioni. La Chiesa, nella mia opinione, non ha un ruolo rilevante, anche se ha ugualmente visibilità pubblica, semplicemente perché il suo target è la popolazione medio/anziana. I giovani che frequentano la Chiesa sono meno, a livello di numeri influisce solo nelle vecchie generazioni. Le nuove ascoltano i media.

Così come il matrimonio, anche se forse in forma maggiore, la questione delle adozioni è stata molto dibattuta; io credo che siano meglio due genitori che si amano e sono consapevoli del loro ruolo, piuttosto che due che non svolgono il ruolo in maniera degna. Qualunque sia l’orientamento sessuale e la composizione della coppia in questione. Sono d’accordo, poi, che sia assolutamente necessario un controllo e dei veti nel corso del processo di adozione, ma credo che le misure di sicurezza debbano essere volte solo ed esclusivamente alla protezione del bene del bambino, e debbano quindi essere paritarie per una coppia eterosessuale e per una LGBT.

Non so quanto possa essere importante avere una figura madre/padre se sono presenti altri valori, come ad esempio quello dell’essere bravi genitori e amare il proprio figlio. Continuando a ragionare così, cioè opponendosi alle adozioni motivando la negazione con la dualità padre/madre, si contribuirà ad una svalutazione della persona, “guardata” solo per il sesso.

 

Paola, 25 anni, eterosessuale

 

 


La rubrica Let’s get loud è nata con l’intento di raccogliere in un unico luogo virtuale le opinioni e le esperienze di vita delle persone LGBT+ e non in Italia. Ogni storia è diversa e merita di essere raccontata. Puoi contribuire alla rubrica scrivendo la tua storia all’indirizzo e-mail: allhumanslgbt@gmail.com.


 

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