Ok, bisessuale…ma più gli uomini o più le donne?

Mi piacciono troppo gli uomini, per essere gay.

Mi piacciono troppo le donne, per essere eterosessuale.

Credo che questa sia stata una delle cose che più ho faticato ad accettare, di me stessa. Questa specie di costante limbo. Questa doppia natura. Questo “non essere abbastanza” né per stare da una parte né per stare dall’altra.

I’ve got more than one membership to more than one club, come dice la cantante Ani DiFranco. Sì, ora lo so. E sono anche arrivata finalmente ad amare questo aspetto di me. Ma da più piccola, non mi sentivo per niente come se avessi tante “membership” per tanti “club”. Piuttosto, mi sentivo come se non avessi nessuna membership per nessun club, perché ero troppo etero per appartenere al club degli omosessuali, e troppo gay per appartenere a quello degli eterosessuali. Nessuno mi voleva. Le bodyguard si ostinavano a sbattermi fuori, ovunque andassi.

Ci sono stati periodi, nella mia vita, in cui questa cosa mi ha fatta impazzire. Mi ha portata a sentirmi sbagliata nel profondo.

Cosa c’è che non va in me? Perché non so decidere? Perché tutti si aspettano che io prenda una decisione? Perché tutti quanti frequentano così assiduamente il proprio club, mentre io non ho ancora capito nemmeno dove si trovi la porta d’ingresso del mio? Se la bisessualità è solo una fase, perché questa fase non finisce? Quando finirà? Quando potrò finalmente scegliere? Adesso, piuttosto che decidere, morirei. Facciamo così, oggi decido. Oggi è il giorno giusto. Stamattina al bar ho visto un ragazzo carino, un punto per l’eterosessualità! A lezione, però, ho incrociato una ragazza bellissima. Ok, un punto per l’omosessualità! Anzi, no, due punti, perché se dovessi scegliere tra lei e il ragazzo del bar sceglierei lei. Cavolo, il cameriere che mi sta servendo la pizza in questo momento, però, è davvero bello. Un altro punto per l’eterosessualità. Siamo in pareggio, due a due. La prossima persona che mi attrae determinerà se sono gay o etero.

Ogni giorno sceglievo. Ogni volta, il giorno dopo, ripiombavo nell’indecisione.

Mi sono sentita per lungo tempo come se mi trovassi a camminare lungo una strada piena di bivi. Ogni volta che, all’ennesimo bivio, sceglievo una delle due vie…dopo pochi passi mi ritrovavo ad un altro bivio. Di nuovo, sceglievo. E ancora, pochi metri dopo, la strada si divideva in due direzioni opposte. Era una costante scelta e, allo stesso tempo, una scelta fine a se stessa. Dopo un paio di biforcazioni, mi sembrava di girare semplicemente in circolo, ripercorrendo le stesse strade ancora, ancora e ancora.

Ve lo assicuro, è una tortura. Soprattutto, è una tortura inutile. In ventiquattro anni di vita, io non l’ho ancora capito, da che parte sto. A volte sono più attratta dalle ragazze. A volte sono più attratta dai ragazzi. Il pendolo oscilla, gli ormoni vanno a periodi. Ma non è mai solo ed esclusivamente una delle due cose. E la ragione è questa: è vero che non sono abbastanza gay per far parte del club degli omosessuali, ed è vero che non sono abbastanza etero per far parte di quello degli eterosessuali. Ma il mio club esiste, ed è quello dei bisessuali. Perché sì, ci siamo anche noi. Non siamo indecisi. Siamo così, al 100%. Bisessuali, 365 giorni l’anno.

Però crescendo ho scoperto una cosa ancora più importante: io non voglio far parte di nessuno di questi club. Voglio far parte dell’unico club possibile: quello delle persone che amano altre persone. Questo è il club più bello che conosca. Il più inclusivo, il più divertente, il più accogliente in assoluto.

Perché se c’è una cosa che mi piace di me, è che so amare. Amare nel profondo. Se amo qualcuno, è quella la persona con cui voglio stare. Uomo, donna, transessuale, non-binary, non mi importa. Non mi serve scegliere a priori il genere che preferisco. Non mi serve sapere in anticipo a quale categoria apparterrà la persona di cui mi innamorerò. L’unica cosa che serve, è saperla amare, chiunque essa sia.

La società mi ha chiesto di decidere. Nessuno mi ha mai detto che potevo anche non farlo. Che era possibile, non scegliere. Che era possibile, semplicemente, far parte del “club delle persone che amano altre persone”. E se lo avessi saputo prima, mi sarei evitata tanta confusione e tante paranoie. Quindi ora sono qui, a dirlo a chiunque non abbia ancora trovato il proprio club.

Possono affibbiarti etichette, guardarti male, dirti che non capiscono, dare per scontato che il tuo orientamento sessuale sia uno piuttosto che l’altro, cercare di convincerti che stai solo attraversando una fase. Ma non possono saperlo, quello che provi davvero. Non hanno il diritto di infiltrarsi nella tua testa e influenzare il modo in cui tu percepisci te stesso. E tu non concederglielo, quel diritto. Perché indipendentemente da quello che le persone pensano di te, l’unica cosa che conta è quello che senti dentro. Quella, è l’unica cosa reale. E’ l’unica cosa che ti definisce. E non devi delle spiegazioni a nessuno, per questo.

Francesca

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