Io sono diverso da come mi volete: il coraggio di essere se stessi

Viviamo immersi in una società malata, in cui ognuno, in fondo, è schiavo dei propri segreti e delle proprie battaglie. Ci sentiamo vincolati da una pressione sociale che ci spinge a soffocare dentro di noi tutto ciò di cui ci hanno insegnato a vergognarci, per conformarci a quella che ci è stato spiegato essere la normalità. Così, rielaboravo la verità, o la omettevo, ogni volta che ripetevo a me stessa e agli altri che mi piacevano gli uomini. Solo gli uomini. Lo facevo perché mi piaceva osservare negli occhi delle persone il riflesso di quello che, in fondo, avrei voluto essere. Restare immobile nell’illusione che quel riflesso fosse reale rendeva tutto più facile, perché mi liberava dal peso di dover dare spiegazioni.

Un ragazzo qualunque, in età adolescenziale, non si sente in dovere di far sedere i propri familiari, fare un respiro profondo e confessare, con il cuore in gola, di essere eterosessuale. Quel ragazzo, infatti, ha imparato dai suoi genitori, dalle favole, dai cartoni animati quando era bambino, che un giorno si innamorerà di una bella principessa e vivrà, insieme a lei, una vita felice. Così, quando la fiaba si avvera e lui dà il suo primo bacio alla sua compagna di scuola, non c’è niente da esplicitare o da aggiungere. È solo la vita che fa il suo corso.

Eppure c’è quell’altro ragazzo, nella sua stessa classe. Quello che da piccolo ha letto gli stessi libri e guardato gli stessi cartoni animati, ma che, improvvisamente, si ritrova a chiedersi come mai il suo cuore batta più forte ogni volta che il suo vicino di banco gli sussurra qualcosa all’orecchio durante la lezione. O come mai durante le ore di ginnastica, in palestra, trovi interessante guardare i pantaloncini da calcio dei ragazzi oltre che, o piuttosto che, le magliette attillate delle sue amiche. E si sente sbagliato, solo e diverso, mentre guarda disarmato i suoi amici e si domanda come mai per loro la fiaba si stia avverando, mentre per lui no.

Spetta a quel ragazzo, la responsabilità e l’onere di portare sulle spalle il peso di una società che, anzi che concedere ai bambini la libertà di esplorare e conoscere se stessi senza preconcetti, comincia il prima possibile ad insegnare loro a non porsi troppe domande e seguire, semplicemente, la strada che gli viene indicata. Sarà quel ragazzo a dover raccogliere, ad un certo punto, il coraggio di trovare la sua identità in una realtà che lo vuole invisibile e di guardare in faccia la propria famiglia e i propri amici e dire “io sono diverso da come mi volete”.

E serve una forza immensa, per pronunciare quelle parole. Ne serve ancora di più, poi, per imparare ad amare profondamente quella diversità e non limitarsi solamente ad accettarla come un fardello inevitabile.

Quel coraggio non consiste solamente nell’alzare la testa e sentirsi, finalmente, in grado di affermare a voce alta ciò che si sente dentro. È anche, e soprattutto, insito in tutti quei piccoli, difficili, incerti e traballanti passi che portano a raggiungere quella tanto agognata meta. Guardarsi dentro, porsi domande, essere onesti con se stessi. Imparare a trasformare la vergogna in orgoglio e l’inadeguatezza in autoconsapevolezza. Liberarsi dei propri schemi mentali, costruirsi uno scudo nei confronti di quelli altrui. Perdonare chi non approva, spiegare a chi non capisce. Rendere la propria felicità una priorità, e smettere di scendere a compromessi con la propria identità. Ed è un percorso lungo. È un coraggio di cui, anche dopo aver superato gli scogli più grossi, si continua ad avere bisogno, ogni giorno, per affrontare le piccole situazioni quotidiane.

A chiunque, oggi, stia affrontando questo percorso e stia cercando dentro di sé il proprio coraggio. Non sei solo. Non sei sola. E ce la farai.

Francesca

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