Chiamami col tuo nome non parla (solo) di omosessualità

Al mio caro amico M., che mi ha insegnato come solo attraverso il vero amore ci si può accettare nel profondo per, finalmente, imparare ad amarsi.

Chiamami col tuo nome, io ti chiamerò col mio.

Questa storia intima ed avvolgente è un piccolo capolavoro romantico, una storia che racconta di passato nei colori e nei luoghi in cui si intreccia ma che urla forte al presente, quel presente eterno, che riguarda noi tutti. Quello stesso dal quale almeno una volta siamo stati toccati e trafitti.

Sì, perché il forte e vivido messaggio di questo film non è l’amore omossessuale tra i due protagonisti, ma l’amore in tutte le sue più controverse sfumature e dinamiche spietate. Dolci e dolorose allo stesso tempo.

Ridurre questa calda e avvolgente relazione allo stereotipo melodrammatico di un amore tra due uomini o incasellarne i dettagli struggenti nella differenza d’età ed esperienza che riguardano Elio e Oliver, i due innamorati al centro della storia, sarebbe meschino e non renderebbe giustizia a tutta la trama.

La bellezza di questa pellicola sta nei singoli dettagli e nella bellezza tessuta nelle relazioni di tutti i personaggi che ne fanno parte.Chiamami col tuo nome”, infatti, è una storia d’amore che gira intorno ad ogni punto di vista di ogni singolo personaggio, che racconta un insieme corale di sentimenti di ogni colore ed intensità, che non smette mai di sorprendere per la passione e la purezza che trasmette. Quella che arriva dritta al cuore e ripercorre con puntualità alcuni sentimenti seppelliti sotto la coltre di lucidità e razionalità di cui ci vestiamo crescendo, allontanandoci dalle scintille e dalla bellezza pura del primo amore ormai lontano.

Tutto in questo film urla amore, dentro e fuori. Il susseguirsi delle emozioni come fossero stagioni rigogliose del cuore, ci catapulta fin dal primo momento a quell’immagine di noi stessi, fragili ed indifesi, coraggiosi ed incoscienti, che appartiene al passato.

La battaglia intestina dinanzi alla provocazione e il dolce cedere alla tentazione, volubile e sfuggente, ci rimanda a certi amori estivi, intensi per il trasporto e ancora forti nei ricordi.

La delusione di un amore non corrisposto, la curiosità delle prime scoperte, la delicatezza dell’attesa dell’altro e il sentimento della sicurezza di essere accolti per quello che si è (ma anche per quello che non si è) è magia pura in questo film cullato da splendide melodie.

La verità è che ogni personaggio di questo racconto parla un poco di noi. Rappresentà con semplicità quello che siamo stati, quello che siamo e quello che possiamo essere, se solo lo vogliamo e abbiamo il coraggio di desiderarlo.

La capacità di andare oltre alle immagini convenzionali, agli stereotipi rigidi e obsoleti, la capacità di immergerci con tutta l’empatia che abbiamo nelle lacrime amare di Elio ma anche nei suoi schiamazzi da ragazzino allegro, è commovente. La potenza di essere in grado di farci gioire e soffrire con lui, esattamente all’unisono, è così forte da farci immedesimare nel suo primo amore come fosse il nostro.

Chiamami con il tuo nome non parla (solo) di omosessualità. Parla di amore.

Non tutti sanno che nel celebre monologo interpretato da Michael Stuhlbarg nei panni del padre, il Prof. Perlman, una traccia originale del testo di André Aciman è stata omessa:

“La maggioranza di noi non riesce a fare a meno di vivere come se di vite ne avessimo due, una la bozza, l’altra la versione finita, e fra le due tutte le versioni intermedie”.

Ecco a rileggere queste parole, credo che gran parte del significato della storia di Oliver sia racchiuso proprio in questa frase mancante.

Oliver è un inno alla vita, alla gioia e all’amore.
Un invito alla spensieratezza adolescenziale mista alla più profonda consapevolezza dell’accettazione di sè stessi. Oliver ci insegna come la sofferenza è parte intrinseca del rischio di voler amare, di saper amare e di lasciarsi amare. Esattamente per quello che si è, senza armature e pregiudizi, senza paura ed indugio. Amarsi e lasciarsi amare con purezza per il piacere di scoprire l’altro al di là delle costrizioni mentali che spesso ci sentiamo cucite addosso ma che in realtà non ci riguardano.

Dovremmo tutti guardare a questa storia di coraggio con ammirazione, per aver saputo raccontarci con leggerezza come a volte rischiare tutto per vivere quella “versione reale della nostra vita” valga molto di più di tutte quelle versioni tiepide, indefinite ed intermedie di ciò che sarebbe accaduto se non ci fossimo lasciati andare. Se non avessimo scommesso sulla felicità pur sapendo che avrebbe potuto portare anche alla sofferenza. Se davvero non avessimo amato fin nel profondo, oltre le barriere, oltre i pregiudizi, oltre noi stessi.

Diletta

 

 

Fonti:

Immagine: https://www.google.it/search?q=chiamami+col+tuo+nome+io+ti+chiamer%C3%B2+col+mio&client=firefox-b-ab&dcr=0&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjIn87gzOHZAhUQLewKHek5Cu8Q_AUICygC&biw=1366&bih=654#imgrc=oDoP0DgZUrnESM:

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