Vivere una relazione d’amore di nascosto (the dark side)

Quando amiamo qualcuno, dovremmo sentirci liberi di gridarlo al mondo, presentarlo ai nostri amici, stringergli la mano per strada.

Purtroppo, però, praticamente qualunque persona non eterosessuale, presto o tardi, si ritrova costretta a vivere un rapporto invisibile. Un rapporto di cui nessuno sa niente. Un rapporto rinchiuso tra le mura di una stanza e costretto tra i vicoli notturni e deserti della città. Un rapporto fatto di gesti censurati. Di manifestazioni d’affetto celate. Di vorrei ma non posso. Di sguardi. Di gesti calcolati e composti. Di freni a mano tirati, a discapito della spontaneità.

Ho avuto una relazione di un anno con una ragazza. Di nascosto. E la situazione mi ha distrutta.

Eravamo innamorate. Ed era successo per caso. Quelle storie che nascono da sé, quasi per gioco. E improvvisamente ti sfuggono di mano. Così, un giorno eravamo perfette sconosciute che si divertivano a scherzare con il fuoco, il giorno dopo eravamo due amanti alle prese con un gigante “oh cazzo, ho perso la testa per una ragazza, e adesso?”.

Eravamo amiche, dopo tutto. Amiche agli occhi di tutti, almeno. Camminavamo per le vie del centro una accanto all’altra, stringendoci la mano in incognita e lasciandola andare di scatto non appena intravedevamo qualche volto conosciuto. Ci fermavamo in macchina al buio e ci baciavamo un po’ di fretta, prima di incontrarci con gli amici per andare a ballare in spiaggia. Ogni tanto, quando la voglia di ritagliarci un po’ di tempo solo per noi diventava insostenibile, partivamo per un week-end romantico. Prenotavamo un hotel in qualche città sufficientemente vicina da non dover trascorrere troppe ore in macchina, ma abbastanza lontana da poterci sentire libere di essere veramente noi senza temere di essere riconosciute. Quei fine settimana, che trascorrevamo a parlare, cenare insieme, camminare tra i boschi, visitare luoghi sconosciuti e dormire abbracciate, erano la linfa vitale del nostro rapporto. Erano una sporadica e idillica evasione dalla nostra quotidiana e invisibile prigione. I primi tempi, tutto questo è stato davvero bello e leggero. Vivevo la quotidianità sul filo del rasoio e mi godevo l’avventura, sentendomi parte della sceneggiatura di un film.

Una relazione, però, non si può costruire solo ed esclusivamente nella penombra. Non si può vivere di fughe romantiche e sguardi proibiti. Non si può vivere di bugie, di sotterfugi, di paranoie. Così, più il sentimento tra noi è diventato importante, più la magia del vivere in segreto si è trasformata in una zavorra da trascinare insieme. Era un peso sulle spalle e sul cuore. Erano granelli di polvere che affaticavano il respiro e rendevano più opaco ogni momento di felicità. La consapevolezza che, indipendentemente da quanto ci amassimo, quel rapporto sarebbe rimasto incastrato sotto il peso della nostra paura e della sua frase “devo sposarmi con un uomo e avere dei figli, non ho via d’uscita”, era un muro di cemento contro il quale stavamo correndo a tutta velocità, senza protezione alcuna. Quel peso enorme ha finito per privarci troppo spesso della libertà di vivere il nostro rapporto appieno, costringendoci a subire le pressioni esterne e ad affrontare difficoltà che non si sarebbero verificate, se avessimo vissuto la nostra relazione serenamente e alla luce del sole. Pensavamo troppo agli altri, e troppo poco a noi. Ci preoccupavamo di ciò che le persone avrebbero pensato, se avessero saputo del nostro amore, invece che goderci quel sentimento. Quell’amore che avremmo dovuto curare, alimentare, vivere.

Ho dovuto guardarla flirtare con i ragazzi, perché era terrorizzata, e sentiva il bisogno di provare alle persone la sua eterosessualità. Altrimenti avrebbero sospettato. Di noi. Era come un chiodo conficcato nel mio stomaco. Un chiodo che si avvitava un po’ più a fondo ogni volta che l’ennesimo ragazzo compariva tra di noi.

Sapevo che voleva me. Mi voleva con tutta se stessa. E mi amava da star male. Ma sapevo anche che, più di ogni altra cosa, voleva un uomo. Perché era innamorata dell’idea di una “vita normale” molto più di quanto lo fosse di me.

Ero molto amica con una ragazza, alle superiori. Poi mi ha detto di essere lesbica e ho smesso di parlarle. Insomma, che schifo. Ha passato anche la notte a casa mia un sacco di volte, chissà che viaggi si faceva mentre io dormivo.
Questo le aveva detto, una volta, una delle sue migliori amiche. Quando lei si sentiva dire frasi simili da persone che appartenevano alla sua cerchia più ristretta di amici, è facile comprendere come la sua reazione istintiva fosse quella non solo di voler tenere la nostra relazione nascosta, ma anche di cercare in tutti i modi di negarla a se stessa. Ripeteva che voleva semplicemente viversi il momento, evitando di fare progetti a lungo termine, perché un giorno avrebbe sposato un uomo e con lui avrebbe avuto dei figli. Si confrontava quotidianamente con la mentalità in cui era cresciuta, e sentiva di non avere via d’uscita. Così, si illudeva che tutta quella passione tra noi si sarebbe potuta semplicemente accendere o spegnere con un interruttore a suo piacimento. Ogni volta che si sentiva soffocare tra quello che effettivamente provava e quello che non avrebbe voluto provare per me, finiva per scappare. Mi chiedeva spazio e io mi facevo da parte. Attendevo in silenzio che venisse a patti con la sua identità, e giuravo a me stessa che non le avrei permesso di farmi di nuovo sentire in quel modo. Ma in fondo lo sapevo, che sarebbe risuccesso, perché capivo le sue paure e non riuscivo a fargliene una colpa. Sono cresciuta in una città uguale alla sua e se non avessi avuto la fortuna e l’opportunità di uscirne, trasferendomi a Bologna per l’università, probabilmente sarei stata io la più terrorizzata tra le due. Perché, in fondo, lei aveva coraggio. Il coraggio di tornare, ogni volta, più forte di prima. Il coraggio di sforzarsi di vivere quello che sentiva dentro, andando contro tutto ciò che aveva sempre conosciuto.

Quel coraggio non è stato abbastanza. Non c’è riuscita, ad evadere da quel circolo vizioso una volta per tutte.

La nostra relazione è finita. E a conti fatti, forse non importa. Ognuna di noi ha avuto il proprio percorso. Abbiamo scelto strade diverse, che ci hanno portate in due direzioni diametralmente opposte. Ma non ho rimpianti. Senza quella relazione, oggi non sarei la persona che sono. Non sarei così felice. Perché quella relazione mi ha dato la forza di prendere una delle decisione più drastiche e importanti della mia vita: fare coming out con la mia famiglia e con i miei amici.

Ad un certo punto, ho deciso che ero stanca di stare male per qualcosa di cui non avevo colpa. Ho deciso che avrei finalmente smesso di vivere in quella nociva ombra.

In parte l’ho fatto per lei e per la nostra storia ma, principalmente, l’ho fatto per me stessa.

Volevo concedermi il diritto di vivere appieno i miei sentimenti senza più essere schiava di bugie, rimorsi e rimpianti e, più di ogni altra cosa, avevo il profondo desiderio di ricominciare a guardare negli occhi le persone che amavo, eliminando una volta per tutte dalla mia mente il martellante dubbio che mi volessero bene non per la persona che ero, ma per quella che lasciavo loro intendere di essere.

Stringere la mano della persona che amiamo alla luce del sole è il gesto più naturale e istintivo del mondo. Talmente tanto che lo diamo per scontato. Credetemi, e chi c’è passato lo sa bene, quel contatto ti manca come l’aria, quando non puoi averlo. Quella mano che non puoi stringere, mentre cammini accanto alla persona che ami fingendo che sia solo un’amica, è l’unica cosa a cui riesci a pensare.

Nessuno se lo merita, di vivere l’amore al buio. L’amore deve essere luce. Deve essere spontaneità. L’amore deve essere libertà e leggerezza d’animo. L’amore deve essere per tutti, perché è il sentimento più bello e naturale del mondo. E le persone che sono costrette a viverselo in segreto sono tante. Molte più di quelle che ognuno di noi possa immaginare. Ed è responsabilità nostra, di tutti noi, far sentire i nostri amici, i nostri parenti, i nostri conoscenti, abbastanza a proprio agio da uscire allo scoperto.

Francesca

 

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