[I gay sono sempre esistiti?] Gli antichi Greci – Parte 2

Appuntamento bis con l’antica Grecia e la sua cultura, come promesso il mese scorso.

Ora che ti ho dato un po’ di info tecniche e la parte nerd-storica di me è stata appagata, posso tranquillamente dedicarmi al gossip senza alcun rimorso o senso di colpa.

In realtà, farci i cazzi e i mazzi degli antichi greci, come già ti avevo anticipato, è un po’ difficile. C’è sempre quella vecchia storia che le fonti sono poche, spesso mal interpretate e soprattutto mito e realtà sono difficilmente distinguibili.

Farò del mio peggio, in ogni caso.


Le divinità

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Cominciamo dal pantheon, va bene? Così siamo sicuri di sapere che tutto quello che ti sto per raccontare non è vero manco per niente, ma era considerato invece più che tale per la gente dell’epoca.

E cominciamo dalle signore, che fino ad oggi sono sempre state un po’ bistrattate.

Immagino tu conosca, almeno di nome, Artemide e Atena. La dea della caccia e la dea della saggezza. Alt alt… frena, stallone… nessun inciucio tra di loro. Fammi parlare.

Artemide, la gemella di Apollo, infatti, per alcuni era una vergine asessuale. Secondo altri studiosi, una lesbica piena di amanti. Basta decidersi, dirai tu. Colpa delle fonti frammentarie, dico io.
Comunque, che si divertisse in mezzo ai boschi insieme a tante belle fanciulle, o si limitasse solo ad andare a caccia insieme ai suoi cani schifando tutti quanti, rimane comunque una tipa tosta. Per essere una divinità inesistente.

Atena, invece, è abbastanza sicuro che avesse una certa predilezione per le signorinelle. In particolare, un giorno si prese un’infilata pazzesca per una tipa che si chiamava Mirmece. Questa qui, però, oltre ad avere un nome piuttosto orrendo, non era nemmeno particolarmente sveglia. Secondo il mito, infatti, pare che per essersi presa il merito di aver inventato l’aratro – quando in realtà era stata Atena – la dea stessa la tramutò in una formica.

E ora passiamo agli uomini.

Una storia molto ma molto più triste, in cui la gelosia la gioca da padrone, è quella che capitò ad Apollo e Giacinto. I due innamorati stavano giocando tranquilli e beati al lancio del disco, quando Zefiro -il dio dei venti- geloso, deviò la traiettoria del disco ferendo mortalmente Giacinto. Apollo, disperato, non potendo fare nulla per il suo amante mortale, lo trasformò in un fiore dallo stesso intenso colore del sangue che la ferita del ragazzo aveva versato.

Ultimo ma non ultimo, Zeus. Questo ti piacerà un sacco, sarebbe stato un tipo molto simpatico. E poi diciamocelo, dopo la tristezza della storia di prima, bisogna riprendersi un attimo. Come tutti piuttosto sanno, a Zeus fregava abbastanza poco del sesso dei propri amanti: finché lui si divertiva e non doveva tornare dalla moglie Era, tutto andava bene. Per esempio, una volta si invaghì di un ragazzo di nome Ganimede, che catturò trasformandosi in aquila. Lo portò con sé sul monte Olimpo e lo fece servire come coppiere, così che il loro amore potesse essere consumato.


Il Battaglione degli Amanti

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Passiamo ora dal mito alla realtà. O almeno proviamoci.

Quella che ti sto per raccontare, infatti, assume più i contorni di una leggenda che della realtà e sono sicura concorderai con me una volta arrivata in fondo alla lettura.

Plutarco è l’unica fonte che abbiamo su questo argomento e lui ha vissuto circa quattro secoli dopo ciò che racconta… Quindi sì, forse è davvero più una leggenda che altro. Ma rimane comunque una bella storia.
Pare che a Tebe, importante e potente città della Grecia, ci fosse un corpo militare composto da soldati professionisti, cosa più unica che rara in quel tempo, dato che di solito gli eserciti erano formati da poveri fessi che dovevano lasciar perdere il lavoro e correre appresso al generale e alla guerra di turno.
Insomma, questo battaglione è diventato famoso perché pare che i suoi componenti fossero tutti legati, a due a due, da rapporti amorosi di coppia. Avendo tutti età diverse, si sarebbe trattato di erastés ed eromenoi, secondo la a noi ben nota pederastia. E sempre secondo Plutarco, questo amore che li legava rese questa “falange sacra” imbattibile fino alla battaglia di Cheronea del 338 a.C., perché il combattere per qualcuno che si amava rendeva i soldati capaci di una foga speciale. L’eromenos era spinto da un forte spirito di emulazione e voleva sempre provarsi agli occhi dell’altro, mentre l’eraste sarebbe sempre dovuto essere all’altezza per non scadere agli occhi dell’altro.

Perché dico che tutto questo è tanto fumo e niente arrosto? Perché, innanzitutto, Plutarco davvero ne parla troppo tardi dopo che i fatti sono successi, ma anche perché è il primo a farlo. Può essere che le informazioni e le fonti da lui consultate siano andate perdute? Può essere, certo… ma tutte quante?

E poi dai, siamo seri: un esercito così non sarebbe durato mezzo secondo. Sarebbero nati tradimenti, gelosie, rivalità e chi più ne ha più ne metta. Nessun esercito degno di questo nome può tollerare così tanti legami sentimentali tra i propri soldati.

Però oh, è una bella storia, no?


Achille e Patroclo – Alessandro ed Efestione

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Non potevo chiudere l’appuntamento sull’antica Grecia senza nominare questi quattro fanciulli. Tutti e quattro, sì, perché alla fine della fiera, non si possono nominare i primi due senza pensare agli altri e vice versa. E ora vi spiego il perché.

Presi singolarmente, immagino che tu abbia almeno una vaga idea di chi fossero. E di che cosa abbiano significato l’uno per l’altro.

Nonostante Hollywood e buona parte della letteratura moderna provino a convincerti del contrario, Achille e Patroloco, così come Alessandro ed Efesione, si amavano. O almeno così lasciano ben intendere le fonti arrivate fino a noi.

Ma perché te ne parlo insieme? Risposta semplice: per Alessandro, Achille era un eroe da emulare, chi voleva essere una volta cresciuto. Ed Efestione era il suo Patroclo.

Si conobbero da bambini e si giurarono amicizia eterna, ma tutto lascia intendere che ci fosse ben altro tra di loro. Non dimentichiamo, per esempio, che Aristotele parlava di loro come «come di un’anima dimorante in due corpi».

Da ragazzi visitarono le tombe di Achille e Patroclo, depositando corone di fiori sulle loro sepolture: Alessandro su quella di Achille, ovviamente, mentre Efestione su quella di Patroclo, quasi a sottolineare ed a simboleggiare il loro “ruolo” nella coppia e nella storia.

Ma l’immensità dell’amore che provava Alessandro si può cominciare a capire solo quando andiamo a vedere cosa combinò quando Efestione morì. Perché, come nel caso di Achille e Patroclo, l’epilogo non è felice. Quando Efestione morì a Babilonia, il lutto per Alessandro fu tale che fece tagliare tutte le criniere e le code ai cavalli, ordinò che venissero banditi flauti ed ogni altro tipo di intrattenimento musicale e fece giustiziare il medico per negligenza, oltre che radere al suolo il tempo di Asclepio, il dio della medicina. Giacque poi tutto il giorno e l’intera notte con il corpo di Efestione e per le sue esequie spese una somma che equivale circa a trecento milioni di euro di oggi.

Similmente aveva fatto Achille quando Patroclo era stato ucciso in battaglia da Ettore. Anche lui aveva trascorso la notte con lui, rifiutandosi di seppellirlo. Alla fine a convincerlo era stato il fantasma stesso di Patroclo, apparsogli in sogno, ad implorarlo di lasciarlo andare e di non condannarlo al limbo delle persone che non ricevevano esequie.

Infine, sia Alessandro che Achille si rasero i capelli, gettando le ciocche sulla pira funebre.

È chiaro ora, quanto intrecciate e simili siano le loro storie e le loro leggende?

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E siamo arrivati alla fine anche di questo appuntamento.
E siamo anche alla fine dell’antica Grecia, ti ho raccontato tutto quello che sapevo e che pensavo potesse interessarti. Spero di non averti annoiato…

Per il prossimo mese ancora non so dove portarti. Ho una mezza idea di allontanarmi dal bacino del Mediterraneo, dopo gli Egizi e i Greci sarebbe bello cambiare un attimo zona, no?

Vedrò di farmi venire qualcosa in mente… ma solo se mi prometti che sarai ancora qua a leggermi quando tornerò sul tuo schermo, il mese prossimo.

Gaia

 

Articolo precedente:

[I gay sono sempre esistiti?] Gli antichi Greci – Parte 1

 

 

 

Fonti:

https://goo.gl/images/Ytth9F
https://goo.gl/images/huuPYi
https://goo.gl/images/5ayG4d
https://goo.gl/images/Sn6j0R

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