[I gay sono sempre esistiti?] Gli antichi Greci – Parte 1

Ed eccoci qua, pseudo puntuali, per un nuovo appuntamento tutti insieme. Dai, ma quanto vi sono mancata? Su su, là in fondo, non vi commuovete che poi vi cola il mascara e qui facciamo un macello…

Se siamo oggi qui riuniti è per continuare il nostro viaggio insieme. E indovinate un po’ dove andiamo questa volta? Qualcuno ha detto antica Grecia? Mioddio, ma siete troppo intelligenti e-
Ah.
L’ho scritto io nel titolo.
Vero.

Vabbè, sì, parliamo dell’antica Grecia oggi. Di riffa o di raffa, tutti sappiamo qualcosina di quella penisola, di chi l’ha abitata, di quanto sia stata importante per la cultura del bacino mediterraneo e compagnia bella.
Ma questo ci interessa solo relativamente. Anche perché se no questo sarebbe il blog di Alberto Angela e io sarei molto più colta di quello che mi piace far credere. A noi interessa fondamentalmente una cosa dei Greci: come se la vivevano la loro sessualità?

Non riuscendo ad andare ad intervistare qualcuno per averne una risposta certa, tocca fidarci delle fonti e di chi le ha studiate ed interpretate nel corso degli anni.

Innanzitutto, essendo la società dell’epoca di base maschilista e patriarcale, qualsiasi informazione per quanto riguarda relazioni omosessuali tra donne è giunta a noi in maniera molto frammentaria. Già all’epoca sapevano bene come nascondere le cose che non piacevano tanto sotto il tappeto, come la polvere… Comunque questo per dire che, parentesi Saffo a parte di cui parlerò meglio dopo, quello che sappiamo sugli abitanti della Grecia classica riguarda principalmente gli uomini.


La pederastia

Tomb_of_the_Diver_symposium.jpg

Per iniziare, non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un periodo di tempo molto lontano da quello in cui viviamo noi adesso, con leggi e tradizioni molto diverse. I riti di passaggio, per esempio, ora non esistono più, ma per le società più arcaiche erano il momento cardine per la maturazione dell’individuo.

E tra questi benedetti riti c’era appunto la pederastia, che affonda le sue origini nel passato tribale della Grecia, prima dell’esistenza delle polis, per intenderci.

La pederastia era una relazione che si instaurava tra un uomo più anziano e un ragazzo appena adolescente, e durava fino a quando quest’ultimo non diventava uomo, ossia quando gli cresceva la barba, attorno ai diciassette anni. L’uomo maturo, chiamato erastes (ἐραστής), aveva il compito di educare, proteggere e amare il proprio ragazzo, l’eromenos (ἐρώμενος). Gli faceva un po’ da maestro di vita, se vogliamo.

Una cosa molto importante da sottolineare di questo rapporto è che il sesso, inteso come atto fisico, era davvero solo marginale. E considerato anche molto umiliante per il partner passivo, solitamente l’eromenos. Inoltre quest’ultimo, per assicurarsi che l’erastes non lo scegliesse tra tanti solo per la propria avvenenza o per meri scopi sessuali, lo costringeva ad una vera e propria corte spietata, spesso mettendolo in competizione con altri uomini.

Il limite d’età per la pederastia pare fosse quello dei dodici anni.

No no, non vi scandalizzate… considerate piuttosto che un uomo a quarant’anni era considerato vecchio ed a un passo dalla tomba. Bisogna vedere tutto secondo l’ottima dell’epoca, ovviamente.


Amore omosessuale tra uomini

Ma non esisteva soltanto la pederastia, ovviamente. Per gli antichi Greci, come già anticipato, l’amore era molto libero. Quello che si ricercava nel partner era principalmente il bello, la perfezione, qualcosa di così perfetto e quasi impossibile da essere degno di essere decantato in poesie o scolpito nella pietra.

Quindi, alla fine della fiera, che il partner fosse uomo o donna importava poco.

L’unica cosa davvero importante era rimanere sempre lucidi, non “usare” l’altro semplicemente per sfogare i propri istinti sessuali. Quello era considerato molto volgare. I mejo erano quelli che sapevano resistere alle tentazioni, per dirla in soldoni.

Amare un altro uomo era all’ordine del giorno. Anzi, amori di questo tipo erano celebrati nella letteratura. Ma se il rapporto amoroso tra due ragazzi molto giovani era considerata una cosa ordinaria, se quello tra un erastes e un eromenos era visto come parte integrante dell’educazione del più giovane, un rapporto amoroso e sessuale tra due uomini adulti poteva essere sì elogiato, ma anche schernito. E questo perché, appunto, in una società maschilista e patriarcale come quella greca, il partner che assumeva un ruolo sessuale passivo era visto come femminilizzato e quindi meno forte e valoroso dell’amante.

Poi, se questo argomento proprio vi piace tanto tanto, vi consiglio di dare una letta all’Eroticos di Demostene, dove potete trovare molte informazioni sulle pressioni cui era sottoposto il giovane nei rapporto tra uomo e ragazzo.


E le donne?

Bust_Sappho_Musei_Capitolini_MC1164.jpg

Come accennato prima, le notizie per quanto riguarda le relazioni amorose tra donne sono davvero poche e frammentarie.

Ma di una sappiamo: Saffo.

(Ve lo dicevo che sarebbe arrivato il suo momento, no? E che cosa, mica sempre e solo dare attenzione ai maschietti…)

Andiamo con ordine, però.

Punto primo: chi era Saffo?
Della sua vita sappiamo (ripetetelo in coro che ormai la risposta la sapete) pochissimo. Sappiamo però che ha avuto un marito e una figlia alla quale ha dedicato anche dei versi, ma non è per questi che è passata alla storia.

Punto due: che faceva della sua vita? Saffo insegnava e scriveva poesie. Era a capo di un tìaso, una specie di scuola (di fatto una comunità a sfondo religioso e culturale, devota ad Afrodite) per sole ragazze, in cui venivano formate giovani donne per la vita matrimoniale.
Ma non solo.
Era prevista anche una specie di educazione sentimentale e sessuale e proprio per questo spesso i rapporti tra Saffo e le sue allieve potevano assumere una sfumatura più romantica e più intima. Famose sono le liriche che la donna ha dedicato ad Attide, Girinna, Arignota, Gongila, Dice e Anattoria.

Particolarmente dolce e velata di malinconia è la poesia che Saffo scrisse per una delle ragazze, in memoria dei momenti passati insieme nel tìaso, qui riportata nella traduzione di Salvatore Quasimodo:

Vorrei veramente essere morta.
Essa lasciandomi piangendo forte,
mi disse: « Quanto ci è dato soffrire,
o Saffo: contro ogni mia voglia
io devo abbandonarti ».
« Allontanati felice » risposi
« Ma ricorda che fui di te
sempre amorosa.
Ma se tu dimenticherai
(e tu dimentichi) io voglio ricordare
i nostri celesti patimenti:
le molte ghirlande di viole e rose
che a me vicina, sul grembo
intrecciasti col timo;
i vezzi di leggiadre corolle
che mi chiudesti intorno
al delicato collo;
e l’olio da re, forte di fiori,
che la tua mano lisciava
sulla lucida pelle;
e i molli letti
dove alle tenere fanciulle joniche
nasceva amore della tua bellezza.
Non un canto di coro,
né sacro, né inno nuziale
si levava senza le nostre voci;
e non il bosco dove a primavera
il suono… ».

Innegabile il forte affetto che legava le due donne e questo non deve stupire, soprattutto del modo in cui Saffo lo descrive, senza tralasciare nulla. Il tìaso, infatti, era da considerarsi un momento di iniziazione per le ragazze (come la pederastia per gli uomini) e quindi l’esperienza omosessuale era perfettamente calata nel contesto. Anzi, era di fatto pedagogica per quello che sarebbe stato l’amore eterosessuale con il proprio marito.

Quindi, concludendo, possiamo dire che Saffo è un’ottima portavoce per quanto riguarda l’amore tra donne nell’antica Grecia. E una poetessa di altissimo livello. Sapete che una sua poesia è stata rifatta paro paro da Catullo? Ecco, Catullo. Non proprio il primo che passa per strada…


Tirando un attimo le somme di questo breve excursus, questa volta sono riuscita a darvi più informazioni per quanto riguarda l’amore in Grecia, rispetto alla volta scorsa con l’Egitto. È come vi avevo detto: più ci avviciniamo nel tempo, più numerose sono le fonti.

Ma il nostro viaggio in Grecia non si conclude qui, ho ancora altro da dirvi. Perché oggi siamo rimasti molto in superficie, di esempi pratici ho potuto darvi solo quello di Saffo, ma vorrei potervi dire di più, raccontarvi di altri amori. Letterari, ma anche reali.

Quindi, chi mi aspetta il mese prossimo per un po’ di gossip vecchio di millenni?

Gaia

 

Articolo precedente:

[I gay sono sempre esistiti?] Gli antichi Egizi

 

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Erastès#/media/File:Tomb_of_the_Diver_symposium.jpg
http://siciliaok.com/wp-content/uploads/2016/09/valle-dei-templi-di-agrigento-sicilia.jpg
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a1/Bust_Sappho_Musei_Capitolini_MC1164.jpg

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