Nella mente di un bisessuale

Se sei bisessuale, pansessuale, o qualsiasi altro orientamento sessuale non binario, c’è una specifica serie di pensieri che molto probabilmente ha attraversato la tua mente. Almeno una volta. Almeno una piccola, misera, innocente volta. Non mentire…

A cosa mi riferisco? Per quanto mi riguarda, il processo è stato abbastanza lungo, prima di arrivare a fare pace con la mia natura. Non mi turbava esageratamente il fatto che, essendo donna, mi piacessero le donne. No. Mi turbava più che altro il fatto che mi piacessero non solo le donne. C’è questa serie di pensieri nocivi che mi ha tenuto compagnia per molto tempo in passato e certe volte mi ha portata a reprimere me stessa, nel desiderio di essere diversa da così. O gay, o etero. Qualsiasi cosa. Ma non lì nel mezzo.


1. La terra di mezzo: sono indeciso

Ebbene sì, noi bisessuali viviamo nella terra di mezzo. Perché abbiamo imparato che esiste l’eterosessualità, che è bellissima, ed esiste l’omosessualità, che è indesiderata. E poi esiste l’indecisione. E se noi non sappiamo scegliere, allora siamo indecisi. Perché la bisessualità, quella non esiste. Perché è ovvio che non possano piacerci entrambe le cose per tutta la vita, no? E quindi rimaniamo lì, incastrati nel mezzo agli occhi della maggioranza. Né carne né pesce. Gli eterni indecisi. Non abbastanza gay e non abbastanza etero. Oppure, troppo gay per gli etero e troppo etero per i gay.
Finché non cominciamo noi, per primi, a dare spazio a quello che sentiamo dentro e non alle voci esterne, non faremo mai pace con la nostra natura: la bisessualità esiste, ed è un orientamento valido, come tutti gli altri.


2. Ma se ti piacciono entrambe le cose, perché non puoi semplicemente avere relazioni eterosessuali e smettere di complicarti la vita?

Quante volte mi sono sentita chiedere “Ma se puoi scegliere, perché non vai solo con gli uomini? La tua vita sarebbe molto più semplice!“. Me lo hanno chiesto i miei genitori, un po’ disperati e un po’ speranzosi. Me lo ha chiesto mia zia, un po’ confusa. Me lo hanno chiesto vari amici e vari conoscenti. Nel tempo, ho più o meno formulato due risposte, a questa domanda. La prima, non è poi così vero che io possa scegliere. Se dicessi ad una ragazza eterosessuale che, d’ora in poi, può innamorarsi solo dei ragazzi biondi, pensate veramente che questo impedirebbe al suo cuore di innamorarsi di un ragazzo moro? Le cose succedono, nella vita, e non si possono semplicemente accendere e spegnere i sentimenti con un click. La seconda risposta, invece, è che non mi interessa una vita “più semplice”. Preferisco vivere una vita un po’ più complicata, ma autentica e coerente con me stessa e con quello che provo, piuttosto che una vita “semplice” fatta di censure per compiacere la società in cui vivo e le persone che mi circondano.


3. Le fottutissime percentuali

Quanto sono gay e quanto sono etero, su una scala in cui 0 e 10 sono i due estremi? Il problema, qui, è la domanda stessa, non la risposta. La bisessualità è un orientamento a tutti gli effetti. Non siamo 50% gay e 50% etero. Siamo al 100% bisessuali. Per quanto mi riguarda, io ci ho messo un tempo ridicolosamente lungo per comprendere una cosa così banale! Nella mia testa, per lungo tempo, si è annidato una specie di pendolo. Ad un estremo, l’omosessualità. All’altro, l’eterosessualità. Nel mezzo, le percentuali. Le fottutissime percentuali. E quel pendolo oscillava, a volte più spesso da una parte, a volte più spesso dall’altra. Così, a volte mi sentivo 70% etero e 30% gay. Altre volte mi sentivo 40% etero e 60% gay. E impazzivo. Se il pendolo si stabilizzava per qualche mese in direzione di un estremo, mi convincevo che finalmente stavo diventando gay, o diventando etero. Qualunque cosa sarebbe andata bene, purché quel pendolo smettesse di oscillare. Ma sempre, regolarmente, il pendolo tornava verso il centro, oppure passava dalla parte opposta. E alla fine ho capito che, nella mia vita, esistono periodi, forse, ma sicuramente non percentuali. Esistono persone da cui sono attratta, ma non vagine o peni. Esistono ormoni, emozioni, amore, esperienze, ma non esiste una terra di mezzo e non esistono percentuali. Perché quello che sento è reale, e si chiama bisessualità. E non smetterò mai di provare attrazione per più di un genere. Che la società lo capisca oppure no. E questo ci porta al punto 4…


4. Devo dimostrarlo

Il fatto che molte persone credano che la bisessualità sia un mito, mette su di noi la pressione di dover dimostrare loro che si sbagliano. Così, se dopo una relazione duratura con un uomo ci ritroviamo single, pensiamo che il passo successivo debba essere frequentare una donna. E viceversa. Altrimenti la gente penserà che, come volevasi dimostrare, abbiamo scelto una delle due parti! E noi non vogliamo dar ragione alla gente. Nel momento in cui mi sono arresa, e ho smesso di voler a tutti i costi dimostrare qualcosa a qualcuno, mi sono finalmente rilassata. All’inizio sembrava una sconfitta. Con il tempo è diventata una vittoria. Ora non importa se la gente pensa che io sia gay oppure etero in base al genere della persona con cui sto. Il mio orientamento sessuale riguarda me e, al massimo, la persona che frequento. E questa consapevolezza è ciò che mi dà forza e serenità, anche nei momenti in cui ricasco nelle trappole mentali del passato. Perché sì, purtroppo, ogni tanto succede…


5. Messaggi subliminali: come lo dico alla gente?

Quando vogliamo dire al mondo chi siamo, ma ancora non ce la facciamo, lanciamo segnali. Sperando che qualcuno sia abbastanza attento da coglierli e abbastanza discreto da rispettare il nostro segreto. In fondo, vogliamo solo che le persone sappiano, perché tutto ciò che desideriamo è essere liberi. Ma allo stesso tempo la cosa che temiamo di più al mondo è che qualcuno venga a conoscenza di ciò che nascondiamo, perché non siamo ancora pronti a difenderci, se venissimo attaccati o giudicati per ciò che siamo. Il mio modo per sfogare questo bisogno di libertà era il viola, che è il colore della bisessualità. Mettevo cuoricini o scritte viola nelle foto. A volte, quando mi sentivo coraggiosa, scrivevo frasi di canzoni palesemente LGBT, in viola. E lì mi sentivo come se fossi Dio, furba e coraggiosa. Ripensandoci ora, un pochino fa ridere. Probabilmente, molte persone hanno semplicemente pensato che mi piacesse il viola e sentissi un irrefrenabile bisogno di inserire questo colore ovunque. Dubito che in molti abbiano decifrato il messaggio nascosto.


6. Le cose a tre. Sono bisessuale. Mi devono piacere…no?

Sei bisessuale? Allora ti piacciono le cose a tre…
Possibili risposte:

  • No
  • Che cazzo te ne frega?

Ma l’unica vera risposta è: mi piacciono sia le patatine fritte che la nutella, ma non significa necessariamente che mi piaccia mangiarle insieme.

L’essere bisessuale, senza dubbio, apre le porte alla possibilità di provare piacere nel fare sesso contemporaneamente con un uomo e una donna. Però il fatto di avere un’opportunità non significa automaticamente che questa ci alletti. È un po’ come quando ti laurei in economia. Hai la possibilità di andare a lavorare in banca, ma non necessariamente l’idea ti piace. Magari preferisci fare domanda in un’azienda. Allo stesso modo, per noi, il fatto di poter teoricamente fare sesso a tre perché siamo attratti da entrambi i sessi, non significa automaticamente che la cosa ci dia piacere. Potrebbe, oppure no. Perché ognuno è diverso e di conseguenza vive l’intimità in maniera differente.


7. Forse è vero, che sono più incline al tradimento a causa della mia bisessualità…

Se sei bisessuale, allora mi tradirai di sicuro!

C’è questa idea latente – e a volte non latente – che non sappiamo essere fedeli. Se stiamo con un uomo, lo tradiremo con una donna. Se stiamo con una donna, la tradiremo con un uomo. Perché è chiaro, siamo indecisi (vedi punto 1), non sappiamo cosa vogliamo e quindi vogliamo tutto.
Ce lo sentiamo ripetere talmente spesso, che finiamo per crederci, o per portare sulle nostre spalle il peso di questo stereotipo. Se mai tradiremo qualcuno, feriremo automaticamente l’intera categoria dei bisessuali, perché la gente non giudica la nostra azione, ma la nostra etichetta.

Gente, il mio orientamento sessuale non ha niente a che fare con il mio spessore morale! La monogamia è una scelta, che ogni persona può fare o non fare con il proprio partner. Esistono bisessuali monogami e bisessuali poligami. E poi esistono i bisessuali stronzi, che sono quelli che promettono monogamia e poi se ne vanno in giro a fare sesso con chi vogliono. Ma parliamoci chiaro, di stronzi che promettono fedeltà e poi tradiscono ce ne sono tanti, e molti di questi non sono bisessuali!
Personalmente, non ho mai tradito nessuno. In compenso, un ragazzo eterosessuale mi ha messo le corna, qualche annetto fa. Ripetutamente, tra l’altro. Come lo giustifichiamo?


Potrei continuare all’infinito, con questa serie. Però alla fine, fondamentalmente, il vero punto è che questi pensieri nocivi non dovrebbero attraversare la mente di nessuno, in un mondo ideale. Siamo tutti diversi. Meravigliosamente diversi. E forse sarebbe bello, semplicemente, comprendere e abbracciare questa diversità. Conoscerci a vicenda. Smettere di trarre conclusioni dall’orientamento (o dall’identità) sessuale in cui ci si identifica. E smettere di torturarci a vicenda con stupidi e antiquati stereotipi…che ormai, sta storia dei bisessuali indecisi, promisqui e infedeli, è diventata un po’ vecchia!

Francesca

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