Itty Bitty Titty Committee: voglio far parte delle Clits in Action!

In un dopo sera invernale (che, in altre parole, si traduce in: divano, copertina e tazza di the) ho pensato che mi sentivo proprio in vena di guardare un film LGBT. Così, complice il mio fedele compagno streaming, ho deciso per Itty Bitty Titty Committee. Mai visto prima. Era ora di colmare questa lacuna.

Però con questi presupposti, in qualche modo sono “rimasta delusa”, perché…no, a parte che la quasi totalità delle protagoniste appartiene a questa comunità, Itty Bitty Titty Committee non è un film sul mondo LGBT. È un film sul femminismo, quello più radicale. È un film sulla storia dei diritti. Tutti i diritti. È un film sulle battaglie underground, sul punk, sulla guerriglia in nome della giustizia. È un film anarchico, che si oppone al sistema.

Proiettato per la prima volta al Festival internazionale del cinema di Berlino, nel 2007, Itty Bitty Titty Committee è stato prodotto a basso budget dall’organizzazione no-profit Power Up e vede come protagoniste Anna (Melonie Diaz) e Sadie (Nicole Vicious). All’inizio del film, la prima è una ragazzina confusa e insicura. È stata rifiutata dal college in cui ha fatto domanda, la sua fidanzata l’ha lasciata e lavora con poca gioia alla reception di una clinica estetica in cui le donne vanno per ingrandire la taglia del proprio seno. Una sera, uscendo dal lavoro, sorprende Sadie intenta a scrivere su un muro con una bomboletta. La ragazza – punk, femminista, affascinante, sprezzante del pericolo – la convince, a comprendere meglio le ragioni che la spingono a compiere quegli atti di vandalismo, invitandola ad un incontro della C(I)A: Clits in action.

We reclaim public space for woman… to tear down the system”. In questo modo, Sadie definisce le attività della C(I)A, mentre Anna fa conoscenza con le altre ragazze che fanno parte del movimento.

Sono tutte donne forti. Donne che hanno deciso di non piegarsi, di non adattarsi al ruolo che la società ha deciso per loro. La loro battaglia è giusta. I loro metodi, non proprio ortodossi. Ma è questa la forza del film: ribalta tutte le convinzioni, mette a dura prova la moralità. Perché sì, è vero, non è legale scrivere sui muri o sabotare un programma televisivo. Ma se lo fai per una buona causa? Se si comunicano cose giuste e che vanno dette?

Nemmeno le attività di resistenza durante la seconda guerra mondiale, erano legali… eppure, ora per noi i partigiani sono degli eroi. Sono persone che hanno rischiato la loro vita per regalarci una società e un futuro migliore.

Questo stesso ragionamento, forse, scatta nella mente di Anna, che passa dal voler denunciare gli atti vandalici delle Clits in Action, all’esserne lei stessa la fautrice.

Nel corso del film, sovversivo e caotico, i ruoli si ribaltano, i personaggi crescono, le relazioni si mescolano. Scopriamo un’Anna molto più forte e coraggiosa di quella che avevamo conosciuto nelle prime scene, e una Sadie, invece, molto più debole e timorosa, incastrata in una relazione nociva con una donna che sembra più sua madre, che la sua amante. Attraverso la C(I)A, però, tutte le ragazze trovano la propria strada e imparano a vivere davvero secondo i loro stessi valori. Perché un conto è parlare di femminismo e fare qualche bravata poco legale. Un conto, invece, è tirare davvero fuori le palle, andare fino in fondo, prendere le proprie decisioni con coraggio. Anna diventa il leader ufficioso dell’organizzazione e si iscrive al college che davvero le interessa. Sadie trova il coraggio di lasciare la donna che non ama. Shulamith (Carly Pope) sperimenta, scopre la propria sessualità, e alla fine si sacrifica per l’organizzazione, consegnandosi alla polizia. Aggie (Lauren Mollica), transgender, comincia finalmente la cura ormonale per “diventare” uomo e fonda una divisione della C(I)A chiamata “Boyz help girls”, perché anche un uomo può essere femminista. Anzi, tutti gli uomini dovrebbero esserlo.

Farei parte della C(I)A, se solo esistesse veramente. E non perché non sono eterosessuale, ma perché la C(I)A è fatta di donne forti, indipendentemente dal loro orientamento o dalla loro identità. È fatta di persone che sanno cosa vogliono e che combattono per ciò in cui credono. Combattono per valori giusti. E questo è il tipo di donna che voglio essere. E se proprio non potessi fare parte della C(I)A, sarei comunque indubbiamente membro dell’Itty Bitty Titty committee (il comitato delle tette piccole), data la taglia del mio reggiseno!

Itty Bitty Titty Committee è divertente, ironico, frenetico. È un film che non si prende troppo sul serio. Ed è un film sul femminismo radicale, sì, ma anche – per fortuna – sul supporto reciproco tra donne. Nonostante Anna sia contraria al matrimonio, che ritiene un’istituzione obsoleta e maschilista, comprende che è comunque giusto sostenere sua sorella nel giorno in cui marcia verso l’altare per celebrare il suo amore per il suo fidanzato. Perché il femminismo non è essere anarchiche a tutti i costi. Non è andare contro i valori imposti sempre e comunque. È poter scegliere consapevolmente se i valori dalla società ci stanno bene oppure no. È poter decidere cosa ci rende felici. È sostenere le altre donne nel loro progetto di vita e nelle loro scelte, qualunque esse siano. Perché si può combattere per i propri valori senza sputare su quelli altrui.

Francesca

 

Fonti:
Immagine: https://usa.newonnetflix.info/info/70067861/s

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