Single, fidanzata, sposata o divorziata, io sono sempre io.

A inizio Novembre mi sono laureata. Due giorni dopo ero in aeroporto – zaino in spalla, voglia di avventura e una della mie migliori amiche al mio fianco. Direzione Bangkok.

È stato il viaggio dei sogni, all’insegna del “carpe diem”, delle disavventure con gli animali più improbabili a cui possiate pensare, dei tramonti da lasciare senza fiato e del fried rise perché il resto era decisamente poco commestibile. Abbiamo riso fino a stare male, scoperto le tradizioni più strane, ci siamo perse in strade che non sono degne di questo nome, abbiamo vagato sotto il sole e sotto la pioggia a bordo del nostro fedelissimo motorino rosso, noleggiato al ridicolo prezzo di cinque euro al giorno. Due euro e cinquanta, divisi per due. Abbiamo conosciuto tantissime persone, da tutto il mondo. Abbiamo staccato la testa da tutto.

E…più di una volta siamo state, più o meno esplicitamente, scambiate per una coppia. Perché dai, è ovvio, due ragazze da sole in vacanza dall’altra parte del mondo…

Avete un ragazzo?
No.
Sguardo ammiccante in stile “ah, ok, ci siamo capiti…”

Qualcuno addirittura si è sentito in diritto di chiedere – testuali parole – se fossimo just friends” o “special friends.

E alla luce dei fatti, mi chiedo una cosa, che è poi parte di una riflessione più ampia: cos’è questo bisogno che accomuna ogni cazzo di essere umano “da Roma fino a Bangkok” di sapere a tutti i costi con chi sto e che tipo di legame mi unisce alla persona che è con me in un determinato momento?

È una cosa che abbiamo tutti, quel bisogno morboso di sapere. Ma quei due là staranno insieme? E la mia professoressa di matematica sarà sposata? E il fornaio che mi vende il pane la mattina, come mai non ha la fede al dito?
E la nonna, la mamma, lo zio, ci assillano fin da ragazzini, per assicurarsi che tutto vada bene, che ci prendiamo la cotta per il vicino di banco, che diamo il primo bacio quando arriva il momento e che non rimaniamo mai “da soli” (che è il loro modo per dire single) per troppo tempo. Perché qualche mese per riprendersi dalla fine di una relazione va bene, ma se poi ci mettiamo troppo tempo a trovare il partner successivo è un problema. È un chiaro segnale che qualcosa in noi non va. C’è un difetto di fabbrica.

Diamo un’importanza esagerata e decisamente eccessiva a questa sfera. Lasciamo che la nostra condizione sentimentale determini chi siamo e quanto valiamo.

Ci hanno insegnato che nasciamo incompleti, e che il nostro scopo nella vita è trovare quell’unica persona che ci completi. Che si incastri a noi perfettamente. E che ci faccia vivere per sempre felici e contenti. E quindi non solo misuriamo noi stessi sulla base della nostra capacità di trovarla, quella persona, ma giudichiamo anche chi ci sta intorno con lo stesso metro.

Per questo, quando diciamo a qualcuno che siamo single, ci affrettiamo ad aggiungere qualcosa tipo “per scelta”, oppure “mi godo la libertà”. Come se dovessimo giustificarci per quella nostra mancanza. Come se essere single fosse un fallimento, una condizione oggettivamente indesiderata. Ma cosa c’è di cose brutto, nello stare bene con se stessi?

E sopratttutto, è proprio così fondamentale essere al corrente della situazione sentimentale delle persone di cui veniamo a conoscenza? Un conto è la genuina volontà di prendere atto dello stato sentimentale di una persona a cui vogliamo bene, perché ci interessa sapere che sia felice, con qualcuno oppure senza. Un conto, invece, è informarci morbosamente sull’evolversi della sua situazione amorosa, come se fosse una telenovela, o un problema da discutere insieme e risolvere.

Personalmente, mi piace credere che la persona che sono non sia definita dal fatto che io stia o meno con qualcuno.
Io sono io. Se vuoi conoscermi, chiedimi di me, delle mie passioni, dei miei sogni, delle mie esperienze e delle mie emozioni. Non chiedermi con chi sto. Il fatto che io abbia un ragazzo o una ragazza, oppure sia single non dice poi molto sulla persona che sono e sicuramente non dovrebbe essere una delle prime domande che mi rivolgi.

A quanto pare, in tutto il mondo, avere un ragazzo è cosa buona, non averlo è sinonimo di non sapersi trovare o tenere un uomo. Se non hai un partner, non hai successo nella vita sentimentale, e non hai raggiunto l’obiettivo centrale della vita: trovare la tua metà e accasarti.

E se io non cercassi la mia metà? Se io fossi, semplicemente, intera così?
Io sono abbastanza. E posso essere single senza aver fallito in amore. Posso essere single perché lo voglio, o perché la persona con cui sento una connessione così profonda da volerci condividere una vita insieme non è ancora arrivata. Posso essere single perché non mi va di accontentarmi del primo (o della prima) che passa. Posso essere single perché ho il coraggio di stare da sola, e di non dedicare la mia esistenza alla ricerca di qualcuno che mi completi. Posso essere single perché non voglio una persona che riempia i miei vuoti e mi dia quello che mi manca, ma una persona che aggiunga valore a ciò che sono, una persona con la quale ogni esperienza abbia più sapore, una persona della quale non ho bisogno, ma con cui scelgo comunque di trascorrere il mio tempo perché mi rende felice.

Anzi che chiedermi se ho un ragazzo, vorrei che mi chiedessero se sono innamorata. In quel caso, sì che risponderei volentieri! Perché no, non ho un ragazzo. Ma sì, sono innamorata. Sono innamorata della vita, degli esseri umani, delle passeggiate al mare all’alba con la musica nelle orecchie, della sensazione di libertà quando sfreccio in motorino, della curiosità, degli abbracci quelli forti e intensi, dello sci perché è come volare, delle bacchette della batteria quando sbattono contro i piatti, delle nuove esperienze perché mi fanno sentire viva. Oh, e sì, sono stata innamorata di un ragazzo. Anche di una ragazza. Ma quello è solo uno dei tanti tipi di amore che posso provare. E il fatto che io decida di trascorrere “da sola”, in compagnia di me stessa, un certo periodo della mia vita, o anche tutta la mia vita, non dice nulla sulle mie capacità come persona, o sul successo che avrò sul lavoro o nella vita privata.

Forse non ho un partner, ma amo la mia migliore amica e il mio migliore amico, amo mio fratello, amo la mia cuginetta di due anni, amo chiunque mi faccia sentire una connessione profonda e un’emozione reale.

Perché siamo tutti cosi intenti a metterci pressione a vicenda? A chiederci l’un l’altro se siamo single, fidanzati, sposati, separati? Questa informazione di per sé non dice nulla.

Quindi smettiamola, da Roma a Bangkok, di spingerci a vicenda dentro a tutte queste caselline. Che poi ci sono persone che restano una vita con un partner che non amano, solo perché hanno paura del giudizio sociale che deriverebbe dallo stare da soli. Stare con qualcuno che non amiamo vuol dire non amare noi stessi. E l’amore e il rispetto per noi stessi deve venire prima di ogni altra cosa.

Francesca

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