“Nonna, sono bisessuale”…

Mia nonna è in gamba. È una tosta.

A ottant’anni fa le parole crociate a mente. A mente! Io, a ventiquattro anni e armata di matita, gomma e temperino, continuo a fare fatica a portare a termine anche gli schemi facilitati. Quelli con i quadrettini anneriti e qualche lettera in qua e in là come suggerimento.

Quando mio nonno è morto, due anni fa, lei ha deciso di riprendere la patente, per non pesare su nessuno di noi. Così ora guida, fa da baby-sitter alla mia cuginetta di due anni e mezzo, ogni tanto parte con le amiche per un viaggio organizzato a visitare qualche città e…ah, sì, due giorni alla settimana va in palestra. È più costante di me perfino nell’allenamento fisico!

La ammiro. È ovvio. Forse proprio per questo dirle che sono bisessuale mi terrorizzava tanto. L’idea di poter perdere la sua approvazione mi spaventava. E mi feriva. I miei genitori mi avevano ripetutamente chiesto di non farle sapere questa parte di me, così per anni lei ne è stata all’oscuro.

Ci sono stati tantissimi momenti in cui ho pensato con tutta me stessa di dirglielo. Istanti in cui ho pensato merita di saperlo. Poi quando si è presentata a casa mia dicendo di aver visto “La vita di Adele”, ho seriamente pensato fanculo ora glielo dico. Peccato che, subito dopo, abbia fatto qualche commento non propriamente positivo sul film. Un commento che magari non significava nulla, che magari era davvero il suo parere meramente relativo a quel particolare film. Eppure, bastava così poco, ogni volta, a farmi desistere. Di nuovo.

In fondo, per quanto moderna possa essere, appartiene pur sempre ad un’altra generazione. Una generazione in cui essere gay era un abominio. Una generazione fatta di perbenismo e regole societarie molto pressanti. Non poteva capire. Non veramente. E se non avesse capito, io non sarei stata pronta ad affrontare quel rifiuto.

Così ho aspettato. E aspettato. E aspettato. Per anni.

Ma non si può rimandare per sempre. Ci sono cose che, ad un certo punto, vanno buttate fuori. Per me, il movente è stata l’idea di aprire un blog. Questo blog. Nel momento in cui ho iniziato a considerare seriamente questo progetto, ho deciso che non potevo fare coming out con il mondo senza prima averlo fatto con mia nonna. Così, in un pomeriggio soleggiato di metà settembre, mi sono presentata a casa sua.

L’ho ascoltata raccontarmi dei suoi programmi, stava pianificano di andare a Venezia con le amiche. Sono andata in bagno, mi ha raccontato che doveva chiamare l’idraulico, perché c’era un tubo rotto. Sono tornata in cucina. Lei stava mangiando. Erano le tre di pomeriggio, ma da quando vive da sola – non si sa perché – ha tarato i suoi pasti sul fuso orario di Londra.
Da una vita non sentivo il cuore così tanto vicino alla gola. Penso che, se non avessi sputato il rospo, avrei vomitato da un momento all’altro.

Nell’istante in cui ho iniziato a parlarle, sono scoppiata a piangere. E no, non ne vado fiera. Pensavo di essere ormai arrivata al punto di fare coming out con il sorriso, e non con le lacrime. Pensavo che dirle “Nonna, mi piacciono anche le ragazze” non avrebbe provocato in me tutto quel trambusto. Invece sì. Glielo nascondevo da talmente tanto che, in quel momento, non stavo semplicemente facendo coming out: stavo sfogando anni di silenzio e bugie nei confronti di una delle persone a cui voglio più bene al mondo.

Mia nonna è in gamba. È una tosta. E ora, che ho fatto coming out con lei, ho un motivo in più per pensarlo.

Certo, non ha compreso proprio tutto. Mi ha fatto domande. Era decisamente confusa. Magari alcune cose la lasciano tutt’ora un po’ perplessa. Ma non è questo, il punto. Non sono gli scivoloni, il punto. Il punto è che ha guardato più in là. Molto più in là dei suoi pregiudizi, delle sue paure e di ciò che le è stato insegnato. E volendo essere sincera, l’ha presa molto meglio di come l’abbiano presa i miei genitori, che hanno trent’anni in meno di lei.

Dopo un racconto molto tenero su come la sua vicina di ombrellone al mare inviti spesso a casa suo figlio gay e il suo compagno, mi ha guardata e mi ha detto: “Non c’è nessun motivo per cui tu ti debba sentire in questo modo. Devi essere serena con te stessa, devi essere felice. Ti piacciono sia le donne che gli uomini, e allora? Viviamo in una società di bigotti, le persone non capiscono. Ma questo non ti deve far sentire sbagliata. Non fai del male a nessuno, è una cosa che senti dentro in modo naturale. Con il tempo, mamma e papà lo capiranno. Con il tempo, sarà tutto più facile”.

Cosa devo dire? Mia nonna è in gamba. È una tosta. E grazie a lei, oggi giro per la strada con la testa un po’ più alta e il cuore un pochino più leggero.

Francesca

2 pensieri su ““Nonna, sono bisessuale”…

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