Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo: la storia di due vite

“Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo” è uno di quei libri che mi piace definire “plotless”, che vuol semplicemente dire “senza trama”, ma è un termine così simile a “pointless” (senza senso), che la somiglianza mi fa sempre sorridere: perché è quello che pensiamo di solito, no? Che un libro senza trama è un libro senza senso; e a volte, e per alcuni, può anche essere così: ma non per me. E non in questo caso. O quasi.

Aristotele è un ragazzo latinoamericano che si guarda allo specchio e al di là di esso scorge i contorni di una vita ideale che non è mai la sua, che è sempre troppo lontana, o tratteggiata in maniera troppo sfumata, per poterla afferrare davvero. E per questo Ari è un ragazzo arrabbiato, che  ondeggia sul precipizio tra normale allergia al genere umano e misantropia; un ragazzo che verrebbe troppo facile definire “stronzo”, ma che stronzo si sforza costantemente di non esserlo. Un adolescente che ha troppi mostri contro i quali lottare – la vita in prigione di suo fratello, una madre che sembra capirlo anche quando non lo fa davvero, un padre che, di ritorno dalla guerra, non è più stato lo stesso – e che non conosce ancora bene l’utilizzo delle armi (poche) a sua disposizione. Un sedicenne, insomma, che come tutti crede che la vita sia tutta lì. E che faccia terribilmente schifo.

Nella fazione opposta della barricata troviamo Dante, che con Ari ha tante cose in comune quante ne ha di estremamente diverse. È un ragazzo che sorride, felice, che ama terribilmente i propri genitori e che ha la sana – e stressante – abitudine di trovare qualcosa di bello anche in qualcosa di brutto, persino in qualcosa di orribile; un ragazzo, lui, che sì, a volte lo pensa anche, come Ari, che la vita faccia schifo, ma lo fa con una speranza e una buona e salutare predisposizione alla gioia, che persino l’evento più triste ricomincia a risplendere, se lui è lì a fare la sua magia.

E Aristotele incontra Dante per caso, in piscina, in estate, tra la noia della routine dei giorni senza scuola e il bisogno impellente di stare fuori casa, di trovare una scusa come il desiderio di imparare a nuotare pur di non dover osservare un veterano taciturno e scontroso porgli domande scomode, o una madre sdolcinata ricordargli di cambiarsi la maglietta, di tanto in tanto.

Dante, con la sua vita che pare perfetta, porta un po’ di sole in quella brulla distesa di rovi che è l’estate – nonché la vita tutta – di Ari, che odia il mondo e non sa perché, che abbaia e morde insieme, che a volte se ne sta in disparte ma dal quale tutti sanno di dover stare alla larga, lontano dal fratello del delinquente, dal figlio del soldato. Ari che un’amicizia come quella nata tra lui e Dante dapprima non la capisce, ma che poi, lentamente, via via che il tempo scorre in quella nuova landa soleggiata, di quel rapporto speciale non riesce più a fare a meno. Perché Dante è il suo alter ego; un Aristotele che preferisce le poesie ai fumetti e sorride un po’ di più, ma in ogni caso un’anima affine da maneggiare con cura. Tutto ciò di cui ha bisogno per poter anche solo provare a non detestare l’esistenza e l’universo intero.

Dire altro su “Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo” significherebbe rovinare un’altrimenti piacevole esperienza.

Perché un libro “plotless”, a mio avviso, può valere molto più di qualsiasi trama mozzafiato. Non so dire, onestamente, se sia o meno questo il caso, perché l’atmosfera dolce, familiare, confortevole e scalda-cuore è controbilanciata spesso da un ritmo un po’ lento, a sua volta intervallato da capitoli che scorrono così in fretta da portare il lettore a chiedersi “siamo sicuri che qualcuno non abbia strappato delle pagine? È davvero tutta qui, la storia? e questo su e giù, questo alternarsi di ritmi, risulta a tratti destabilizzante, spinge quasi a pensare che la storia sia stata scritta interamente, ma che ne sia stato pubblicato solamente un riassunto.

Quindi, credo sia saggio concludere affermando che “Aristotele e Dante scoprono i segreti dell’universo” di Benjamin Alire Saenz è un piccolo gioiello che scalda il cuore, ma poche volte ruba il fiato. Che è perfetto se si desidera entrare nella vita di un adolescente che si accorge di quanto bello possa essere il creato, nell’amicizia tra due cuori semplici e per questo bellissimi, ma poco adatto a chi si aspetta l’intrigo, il colpo di scena, la suspence.

È la storia di due vite, e come la vita, infatti, a volte è perfetto, a volte tutt’altro.

Biagio

 

 

Fonti:
Immagine: http://readersguidetothelibrary.altervista.org/recensione-aristotle-and-dante-discover-the-secrets-of-the-universe-benjamin-alire-saenz/

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