[I gay sono sempre esistiti?] Gli antichi Egizi


Se sei qui a leggermi, è forse perché ti stai facendo un paio di domande su chi e su cosa vuoi dalla vita. Magari sei in un mood molto filosofico, ecco, e questa cosa già mi piace. Oppure semplicemente, cazzeggiando, il tuo mouse o il tuo ditino hanno deciso per te e sei capitato nella sezione storica. Niente panico. Non mordo. Da quella parte ci sono biscotti e coperte, sentiti come a casa tua.

Io non pretendo assolutamente di essere un’esperta, quello che proverò piuttosto a fare è una specie di excursus storico della comunità di cui o fai parte o, per qualche accidente di motivo, ti interessi.

La terrò breve, ti parlerò un pochino di altre persone come te, che però sono vissute parecchio tempo fa. Però, giuro, per il resto non sono tanto diversi.


 

Partiamo da parecchio lontano, oggi, partiamo – come avrai già intuito in maniera molto intelligente – dall’Antico Egitto.

Prima cosa: cosa pensassero gli antichi egizi dell’omosessualità non è dato a sapersi. Tutto ciò che è giunto fino a noi non tratta di questo argomento approfonditamente e, comunque, in quasi nessuno dei testi vi è alcun accenno alla sessualità in generale. Quindi, riassumendo, quando si parla di cose accadute così indietro nel tempo, si possono fare solo supposizioni. Anche se, onestamente, dimmi tu una volta che hai finito di leggere l’articolo se c’è molto da interpretare… Nonostante questo, infatti, alcune testimonianze e alcuni papiri lasciano intendere, nel caso in cui l’interpretazione più comune sia corretta, che l’omosessualità fosse accettata. Non vi è alcuna traccia nei documenti di leggi contro le unioni tra persone dello stesso sesso, per esempio. E a voler proprio cercare il pelo nell’uovo, nella letteratura ebraica gli antichi egizi sono quasi famosi per condurre vite piuttosto libere e sono spesso usati come esempio di dissolutezza: sono citate, per esempio, relazioni poliamorose e donne che amano altre donne.

Vedi, quindi, che alla fine c’è poco da immaginare?

Ma lasciami comunque fare un paio di esempi, dammi un paio di minuti del tuo tempo.


Khnumhotep and Niankhkhnum

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I primi ospiti di quest’oggi sono questi due signori dal nome abbastanza impronunciabile. Una costante, questa, con gli antichi egizi. Alla fine, però, se uno andasse a “scomporre” i nomi, vi troverebbe dei significati anche molto semplici e molto belli.

Un esempio su tutti? E che parentesi sia, allora. Prendi il nome di Tutankhamon, il faraone che nel bene o nel male tutti conosciamo dato che fin dai tempi della scuola ci hanno fatto una testa così con lui. Il suo nome, se scomposto in Tut-Ankh-Amon e tradotto, vuol dire “Immagine vivente di Amon”. Ecco, ora se tu ed io sapessimo l’antico egiziano, si potrebbe fare lo stesso con i due nomi di Khnumhotep e di Niankhkhnum e vedere cosa ne salta fuori. Non ci metterei la mano sul fuoco, ma di sicuro c’entrano gli Dei.

In ogni caso, chiudendo questa parentesi, chi erano questi due signori e perché rientrano in questa rubrica?
Le notizie sulle vite di Khnumhotep e di Niankhkhnum, data la lontana nel tempo tra le loro vite e il nostro presente, sono scarse e frammentarie. E come per la maggior parte degli antichi egizi, quello che si conosce di loro deriva dallo studio delle pitture parietali e dei geroglifici del loro luogo di sepoltura. Si sa che sono stati due servi egiziani, manicuristi reali al palazzo di re Nyuserre Ini, il sesto faraone della Quinta Dinastia, che ha regnato durante la seconda metà del venticinquesimo secolo a.C.

Ma quello che davvero interessa a me e te, è proprio il luogo dove sono stati sepolti, a Saqqara. No, non corrugare la fronte che ti vedo. Sì che la conosci Saqqara, la conosci sicuramente. I nostri due amici sono stati sepolti nelle vicinanze di quella famosissima piramide piena di gradoni… sì, quella piramide che è persino più antica delle tre famosissime di Cheope, Chefren e Micerino. Ecco, vedi che la conosci?

La convinzione che Khnumhotep e di Niankhkhnum siano stati la prima coppia omosessuale della storia deriva dall’analisi della pittura parietale nella loro tomba di Saqqara, che li vede protagonisti uno accanto all’altro, di profilo e talmente vicini che i loro nasi quasi si toccano. L’arte egizia era profondamente simbolica e studiata nel modo di rappresentare i soggetti e la prova che Khnumhotep e di Niankhkhnum siano stati una coppia in vita viene avvalorata da questa pittura, dal momento che di solito questa vicinanza tra due persone stava a simboleggiare un bacio.

Altri indizi della loro relazione li si possono trovare nelle altre raffigurazioni tombali della loro sepoltura. In esse, per esempio, la moglie di Niankhkhnum è praticamente cancellata e Khnumhotep occupa la posizione che sarebbe stata della donna. I due sono poi raffigurati insieme, sempre a Saqqara, in numerose scene della vita quotidiana e mentre supervisionano i preparativi del loro funerale. Ci sono alcuni studiosi che hanno ipotizzato che i due potessero essere fratelli o addirittura gemelli, ma le modalità di rappresentazione non lasciano molto scampo: se i due fossero stati un uomo e una donna si sarebbe pensato ad una coppia e quindi lo stesso si può pensare di Niankhkhnum e Khnumhotep.

Una cosa molto bella, tra l’altro, è che i geroglifici dei loro due nomi, se combinati, danno luogo ad un gioco di parole che potrebbe essere un riferimento alla loro relazione. Infatti, la parola egizia ẖnm, presente in entrambi i nomi dei nostri amici, non è utilizzata solo nel nome del Dio Khnum- te l’avevo detto che c’entravano sicuro gli dei-, ma è anche un verbo che significa “unire” e pertanto la frase formata dall’unione dei due nomi può essere tradotta con “uniti nella vita e uniti nella pace”.

Insomma, direi che siamo d’accordo, no? Non solo erano palesemente una coppia, ma erano pure molto carini. Hanno trascorso la loro vita insieme, lavorando fianco a fianco per il faraone, e hanno poi deciso di essere uniti anche nella morte. #Couplegoals, no?


Re Pepi II Neferkare e il generale Sasenet

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Ora, invece, voglio rispondere a quella domanda che non sai nemmeno che stai per farmi, perché io sono tremendamente avanti: e nella letteratura non troviamo nulla di interessante o che comunque supporti anche solo vagamente la tua storia? Oh sì!

Non solo abbiamo alcuni papiri che trattano proprio di questo, ma ce n’è uno in particolare che fa proprio al nostro caso: la storia del faraone Pepi II Neferkare e del generale Sasenet, che risale al Nuovo Regno, cioè attorno al dodicesimo-undicesimo secolo a.C.. Questo papiro racconta delle misteriose avventure notturne del faraone Pepi II Neferkare, che regnò tra il 2278 e il 2216/2184 a.C., avventure che per molti storici sarebbero la prova di una relazione omosessuale tra il faraone e uno dei suoi generali.

Il papiro racconta di un cittadino che giunge a palazzo a chiedere udienza al faraone Pepi II Neferkare per lamentarsi di qualcosa che non viene meglio approfondito nel corso della storia. Neferkare, però, non è interessato al cittadino e al suo caso e, per non sentire nemmeno quello che costui ha da dirgli, chiede ai musici di corte di suonare più forte in modo da coprire le parole dell’uomo.
Questo accade più e più volte, fino a quando il cittadino, deluso e arrabbiato per il comportamento del faraone, chiede ad amico, l’alto ufficiale Tjeti, di seguire il faraone per scoprire dove Pepi II Neferkare andasse di notte, mistero che nessuno fino a quel momento era stato in grado di sciogliere.

Quello che l’alto ufficiale Tjeti scopre è che Pepi II Neferkare, con il favore delle tenebre, fa visita al generale Sasenet per svariate ore, salvo poi rientrare a palazzo alle prime ore dell’alba. 

Il capitolo della storia in cui si fa riferimento agli incontri tra Neferkare e Sasenet è tutt’oggi oggetto di svariate interpretazione da parte di storici, critici e studiosi. In particolare, la frase incriminata sarebbe: «… Sua Maestà giunse a casa di Sasenet e fece a lui quello Sua Maestà desiderava». Quest’ultima parte in particolare, «fece a lui quello che Sua Maestà desiderava», è la parafrasi che veniva comunemente usata nella letteratura egizia per descrivere l’atto sessuale. Ed è per questo motivo che molti sono ad oggi convinti che il papiro riveli l’omosessualità del faraone Pepi II Neferkare e in particolare la sua relazione con il generale Sasenet.


Quindi, tirando le somme, se fai parte della comunità LGBT fai di fatto parte di una comunità antichissima e che può vantare radici ed antenati fin nell’antico Egitto. Bello, no?

Il viaggio di questo mese si conclude qui, purtroppo del popolo egiziano non ho altro da raccontarti. Come ti dicevo all’inizio, essendo molto lontani da noi nel tempo, le notizie che abbiamo su di loro sono frammentarie e, la maggior parte, sicuramente ancora sotto la sabbia. Motivo per cui ho potuto parlarti solo di coppie formate da due uomini, una reale e una letteraria.

Ma sono sicura che l’Egitto e i suoi abitanti hanno ancora tanto da darci…

Gaia

 

Fonti:
Immagine 1: https://img00.deviantart.net/296a/i/2015/11/a/2/large_illustrations_of_an_ancient_egyptian_papyrus_by_tariqsobh-d6q1ggh.jpg
Immagine 2: https://www.advocate.com/sites/advocate.com/files/2016/09/15/003-niankhkhnum-and-khnumhotep-wiki.jpg
Immagine 3: https://it.wikipedia.org/wiki/Pepi_II#/media/File:Royal_head_from_a_small_statue.jpg

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