Family Day: distruggere l’idiozia con un po’ di sana ironia

Avete presente il Family Day? Sì, lo so, è un argomento che brucia. Che ogni volta che emerge sentiamo quel prurito alle mani, quella contorsione nello stomaco e quella vena nel collo che si restringe un po’. Ma abbiate fede, questo non è l’ennesimo articolo serioso su come queste persone manifestino contro l’estensione dei diritti della comunità LGBTQIA. Questi discorsi, necessari e importanti, sono stati fatti. È ora di sdrammatizzare questo argomento con un po’ di sana ironia.

A inizio 2016, Fanpage.it ha pubblicato un video dal nome “Omofobia: cosa pensano (davvero) quelli del Family Day”.

Molti dei manifestanti sono stati intervistati, con la volontà di capire meglio le ragioni che li spingevano a portare avanti la loro protesta.
Qui di seguito vi riporto le principali motivazioni della loro battaglia omofoba.

“I figli di omosessuali hanno innanzitutto problemi di disturbi del comportamento, un disturbo di relazione, problemi di socializzazione e spesso e volentieri hanno subito abusi sessuali dai genitori sin dalla tenera infanzia”. Caro signore sulla sessantina con gli occhiali e i capelli bianchi di cui non conosco il nome, qui di seguito trova una lista esaustiva di tutti gli studi condotti dal 1978 ad oggi sui bambini cresciuti con due genitori dello stesso sesso: http://www.famigliearcobaleno.org/userfiles/file/Risultati%20delle%20ricerche%20per%20sitoDeSimoneLampis.pdf.
Spero che potrà illuminarmi su quale delle tante ricerche riporta i risultati da lei descritti.

La scena si sposta su un ragazzino con un cesto di capelli ricci e scuri che afferma: Il rischio nel concedere le adozioni ai gay è che il bambino potrebbe venir preso in giro perché ha due padri o due madri”. Questo problema lo risolviamo in fretta, ricciolino. Basta che ti alzi dal praticello in cui sei spiaggiato e ti allontani fisicamente e mentalmente da quella manifestazione. Ecco. C’è già una persona in meno che prende in giro i figli delle famiglie arcobaleno.

A questo punto, arriva il Dottore in Medicina, che afferma con tono solenne “L’omosessualità è una devianza della persona. Sono problemi psichici”. Credo non ci sia bisogno di commentare questa affermazione. D’altra parte, non mi permetterei mai contestare l’autorevole opinione di un esperto in materia. “Gli omosessuali andrebbero capiti, non giudicati” aggiunge “Ma non ci devono imporre una cosa del genere a noi”. Sì, la frase è grammaticalmente scorretta. Ma d’accordo, può capitare. Gliela perdoniamo, perché era intento ad esprimere un concetto importante che gli sta molto a cuore. D’altra parte, con tutti questi omosessuali che vanno in giro ogni giorno a bussare alle case delle brave persone per convertirle al loro diabolico stile di vita, è anche lecito che questo povero signore senta il bisogno di esprimere la sua frustrazione nei confronti della situazione.

Una versione giovane e occhialuta di Michael J. Fox, a questo punto, ci rincuora: “Ho amici omosessuali e ci vado molto d’accordo perché comunque sono persone da rispettare”. E fin qui, tutto bene. Quasi intravedo un barlume di speranza. Ma subito continua “L’omosessualità, invece, è un errore – come definito da Papa Francesco – della mente umana”. Strano. L’ultima volta che ho controllato, il dizionario forniva una definizione diversa per la parola omosessualità. Ma sicuramente mi sbaglio. Comunque, alla domanda “In che modo sostiene i suoi amici omosessuali?”, Michael risponde “Li tratto come persone normali. Cerco di non fargli pesare il loro disturbo”. Che anima pura. Lo faranno Santo.

Ma l’intervento più rilevante – quello proprio migliore in assoluto – lo fa un signore che potrebbe essere il mio bisnonno, nato vissuto e morto in un paesino di cento anime disperso in mezzo alle colline romagnole. “Sono le case farmaceutiche a condizionare la società per farla diventare a maggioranza omosessuale. Vogliono eliminare la famiglia. A forza di studiare tutte le modificazione genetiche, escono i gay”. Mi rifiuto di commentare.

Vi prego, passiamo alla prossima: la signora che non riesce nemmeno a camminare dritta. Forse ha bevuto. O forse balla il Valzer. Avanza di due passi e poi oscilla all’indietro. Poi altri due passi. Poi di nuovo indietro. E nel frattempo si sforza di esprimere il suo concetto: “La famiglia è una sola, la famiglia è Maria, Nazaret”. Ecco, sì. Come fa giustamente notare anche il reporter, San Giuseppe non era esattamente il padre biologico di Gesù. Non è che Maria e Giuseppe abbiano proprio avuto un figlio nella maniera più canonica. Maria è stata messa incinta da un’entità non meglio identificata la cui esistenza non è mai stata provata scientificamente in 2000 anni. E mi sta bene, nessuno ha mai fatto una manifestazione contro questa tecnica concezionale. Ed è giusto che sia così, perché ognuno ha il diritto di avere un figlio nel modo che ritiene più giusto – adottandolo, praticando l’inseminazione artificiale oppure chiedendo un aiutino allo Spirito Santo.

Il reporter, a questo punto, si rivolge ad un uomo che manifesta con fierezza, con il suo cartello in mano. “Come si comporterebbe lei se avesse un figlio omosessuale?”. Risposta: “Capisco questi madri e padri che hanno dei problemi enormi. Devono sapere però che vanno contro Dio, che proibisce queste cose. Sono proibite proprio perché contro natura”. La bibbia afferma, nel Levitico 18, che l’omosessualità è un abominio. Qualche pagina prima, nel Levitico 11, afferma anche che è ugualmente sbagliato mangiare crostacei o carne di coniglio. A questo punto, mi sembra lecito assumere che il signore intervistato sia vegetariano. Il reporter domanda, poi, se per caso gli omosessuali debbano venire arrestati. “No, no, arrestati no”, ci rassicura lui. E qui ho tirato un sospiro di sollievo, perché per fortuna l’avvocato vegetariano è stato gentile e misericordioso nei confronti della nostra immonda natura e ha decretato che noi non-eterosessuali possiamo continuare a girare a piede libero per la città.

L’apoteosi la raggiungiamo con un vecchietto che sfoggia fiero il suo cappello da Garibaldi. Sembra molto simpatico, almeno finché non apre la bocca per sentenziare che tra i famosi Mille di Garibaldi neanche uno era omosessuale, perché “una volta c’era più serietà”. Non per fare polemica, ma nell’800 – periodo in cui Garibaldi ha compiuto le sue imprese – erano in vita Oscar Wilde, Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. Gli ultimi due, addirittura, se la facevano tra di loro. Se vogliamo vederla dal punto di vista scientifico, poi, nel 2012 l’Istat ha pubblicato una statistica che sostiene che almeno il 2,4% della popolazione italiana è dichiaratamente omosessuale o bisessuale. A rigor di logica, quindi, almeno 24 dei Mille di Garibaldi non erano eterosessuali.

Tralasciando qualche ulteriore affermazione omo-bi-transfobica presente nel video, sulla quale evito di spendere ulteriori parole, mi sento solo di condividere con voi una riflessione:

Il problema vero non sta nella forza bruta che spinge un milione di persone ad attaccare manifesti e illuminare palazzi al Family Day. Il problema vero sta nell’inerzia silenziosa che ne spinge cinquanta milioni a stare a casa propria mentre amici, cugini, nipoti e figli omosessuali manifestano al Gay Pride per ottenere gli stessi diritti che al resto della popolazione sono già concessi.

Facciamo sentire la nostra voce. Non possiamo convincere chi non vuole ragionare. Ognuno di noi, però, ha intorno a sé almeno un familiare, un amico o un conoscente eterosessuale che accetta la comunità LGBT. È quella persona – che se ne sta lì neutrale a osservare la battaglia – che possiamo sensibilizzare nei confronti della causa, portare con noi al Pride, o addirittura trasformare in un portavoce per la comunità.

Facciamo sentire la nostra voce. A conti fatti, abbiamo motivazioni molto più convincenti rispetto agli omofobi, per scendere in piazza e rivendicare la nostra libertà di espressione e il nostro diritto all’uguaglianza in tutte le sue forme.

Francesca

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