Ero omofobo. La chiesa è stata la causa e la cura: la storia di Stefano.

Ciao a tutti. Sono Stefano Moawad, Ingegnere Matematico di 24 anni, nato in Italia ma di origini Copte. Ero omofobo.

Vorrei raccontarvi una storia accaduta sette anni fa.

Liceo Scientifico, quarta superiore, assemblea di classe. Un compagno ha chiesto quale fosse la nostra opinione sull’omosessualità. Ho preso immediatamente la parola, insieme alla maggioranza dei maschi presenti, dichiarandomi contrario e definendo l’omosessualità non naturale.

Questa è solo una delle tante occasioni in cui ho manifestato apertamente omofobia.

Oggi, ogni volta che si presenta una discussione simile e qualcuno se ne esce con un’idea omofoba, mi sembra così anacronistico e insensato. Non solo mi mette rabbia e tristezza, ma sono il primo ad avversarlo a spada tratta.

Mi sono chiesto più volte come mai durante tutte le scuole medie e superiori io abbia avuto idee cosi omofobe. Cosa mi ha spinto a far soffrire, seppur senza rendermene veramente conto, chi aveva orientamenti sessuali diversi dai miei? Perché ho discriminato tutte quelle persone che, in classe, se ne stavano in silenzio, per paura che se avessero detto la verità avrebbero ottenuto reazioni come la mia? Io ho contribuito a costringerli al silenzio. E non ne sono felice.

La cosa più assurda è pensare come abbiamo potuto io e altri miei compagni, alcuni dei quali tanto si erano distinti per intelligenza e talento, arrivare a sostenere, con decisione ed assoluta certezza, argomentazioni così poco logiche e razionali.

Per quanto mi riguarda, credo che le mie idee omofobe si siano originariamente plasmate a causa di una forte educazione di matrice cristiana. La colpa, però, non è stata della chiesa. È stata mia. Perché il motivo per cui, poi, ho fatto mie queste idee, è che sentivo un bisogno adolescenziale di manifestare forza e virilità al fine di essere sempre più apprezzato dai miei amici. La necessità di apparire “figo”, secondo i canoni di chi avevo intorno, toglieva completamente spazio e tempo ad una discussione che avrebbe dovuto accadere dentro di me riguardo alla sensatezza delle tesi che mi ostinavo a sostenere.

La mia fortuna è stata la mia capacità di mettermi in discussione. Sono una persona che non ha mai avuto paura di modificare le sue certezze, quando queste non si manifestano più come tali. Ed è stata proprio la mia matrice cristiana – quella matrice che ha dato origine a quelle ideologie sbagliate – a darmi, crescendo, la sensibilità di percepire quanto dolore e discriminazione io stessi creando. Mi sono reso conto di quanto fosse insensata e basata sul nulla l’omofobia che per tanto tempo avevo sostenuto.

Credo fermamente che la maggior parte della gente non voglia essere cattiva. Semplicemente, l’immaturità, l’inconsapevolezza e il condizionamento ci possono portare a fare cose brutte senza che ce ne rendiamo conto. Per questo, credo che il miglior modo per incentivare al cambiamento e all’apertura mentale, sia mostrare alle persone come applicare superficialità su certi argomenti ci trasformi, senza farlo apposta, in “cattivi”. Alla fine, non è una giustificazione se quel nostro essere cattivi non è intenzionale, perché il dolore che creiamo alle persone che ci stanno intorno è comunque reale.

Stefano, 24 anni, eterosessuale.

 


La rubrica Let’s get loud è nata con l’intento di raccogliere in un unico luogo virtuale le opinioni e le esperienze di vita delle persone LGBT+ e non in Italia. Ogni storia è diversa e merita di essere raccontata. Puoi contribuire alla rubrica scrivendo la tua storia all’indirizzo e-mail: allhumanslgbt@gmail.com.


 

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