Chi si dichiara LGBT è diverso: la storia di Matteo


La rubrica StraightToThePoint è nata con l’intento di raccogliere in un unico luogo virtuale le voci di tutte le persone che, pur non appartenendo alla comunità LGBT+, la rispettano e la supportano. Serve coraggio per alzare la voce per rivendicare i propri diritti. Sostenere la causa di qualcun altro, peró, è una cosa ancora più nobile. Per contribuire alla rubrica, puoi scrivere la tua storia all’indirizzo e-mail: allhumanslgbt@gmail.com.


Ciao a tutti, sono un ragazzo di 20 anni eterosessuale e mi sento di esprimere un’opinione in questa rubrica e su questo argomento sulla base delle mie esperienze personali.

Arrivo subito al dunque: quando vedo una persona dichiaratamente gay, bisex, trans o qualsiasi altra sfumatura di orientamento/identità sessuale, o quando ci parlo – vi dirò la verità – io la reputo nella mia testa una persona diversa.

“Diversa da cosa?”, vi chiederete. Beh, diversa da molte altre persone. Diversa dalle persone che si vergognano del colore della propria pelle solo perché non è conforme alla “norma” della razza caucasica, per esempio. Oppure diversa dalle persone che smettono di mangiare per il timore di essere giudicate per il loro aspetto fisico dal gregge di pecore che c’è nel mondo.

Se la gente sa che una persona è gay, lesbica, bisex, trans, asessuale ecc, è perché questa persona ha deciso di comunicare questa parte di sé. Ed è proprio questo, a renderla diversa!

E la diversità sta nell’aver saputo tirar fuori le palle nel momento in cui qualcuno gli diceva “bleah, ma che schifo, sei diverso“. Sta nell’aver tirato fuori le palle nonostante la mentalità chiusa della massa. E sta anche nell’aver tirato fuori le palle per riuscire a essere se stessi di fronte alla famiglia, agli amici, e agli sconosciuti per strada. Perché se vai a chiedere a una di queste persone se sono gay/lesbiche/bisex/trans, loro avranno le palle di guardarti negli occhi e dirti “Sì, e quindi?“.

Credo che questa sia l’unica vera differenza che ho notato tra alcuni miei amici dichiaratamente non-eterosessuali e gran parte del resto della gente: loro hanno accettato pienamente la persona con cui condivideranno tutta la loro vita, se stessi.

Accettare se stessi – per l’orientamento o l’identità sessuale, il colore della propria pelle o qualsiasi altra cosa – è un processo lungo, e il mio non vuole essere un giudizio nei confronti di chi ancora non c’è riuscito, ma piuttosto un incentivo a trovare il coraggio di farlo.

E prima di concludere voglio fare qualcosa che credo nessuno abbia mai fatto. È proprio perché nessuno l’ha mai fatto, che la massa giudica chi fa coming out. Quindi farò il mio coming out: sono eterosessuale.

Matteo, 20 anni, eterosessuale

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