E se non fossi eterosessuale? (Parte 2)

…Continua.
Se non hai letto la prima parte, eccola qui: E se non fossi eterosessuale? (Parte 1)

Per quanto tempo possiamo fare finta di essere eterosessuali? Per quanto tempo possiamo perseverare nel censurare noi stessi?

Questa censura ha tantissimi effetti negativi. Ad esempio, ci costringe a vivere con un fardello enorme interno. Un fardello di vergogna e paura, che teniamo morbosamente incastrato in fondo allo stomaco. Allo stesso tempo, ci impedisce di esplorare liberamente noi stessi, dare ascolto al nostro istinto, sperimentare i nostri confini senza preconcetti.

censored-1726364_1920.jpg

Ho passato anni della mia vita a censurare quei pensieri stonati. Ad auto convincermi che la melodia suonasse alla perfezione e quelle piccole note fuori posto fossero solo frutto della mia immaginazione. A comportarmi come la persona eterosessuale che tutti si aspettavano che fossi. Perché suonavo il pianoforte e facevo ginnastica ritmica, con il body e le paillettes. Non poteva essere diversamente. Non potevano piacermi le donne.

Potevo raccontare ai miei amici di quanto mi piacesse il ragazzo dell’altra classe. Ma non potevo raccontare loro di quanto mi piacesse quella ragazza che avevo conosciuto al bar prima di entrare a scuola. Quello no. Quello era sbagliato. Quello andava taciuto. Mi avevano insegnato così.

Non lo sapevo nemmeno io, cosa significassero fino in fondo quelle note stonate. Non lo sapevo quanto quei pensieri fossero reali, in quale misura mi stessero facendo male, fino a che punto esattamente stessi costringendo me stessa ad essere chi non ero. Non lo sapevo, perché ancora non sapevo nemmeno io chi fossi.

Non è parte del normale processo di crescita, quello di domandare ad un adolescente quale sia il suo orientamento sessuale. Nessuno lo fa. Semplicemente, genitori, parenti e amici lo danno per scontato, a meno che lui/lei non dica diversamente. Eppure, il semplice gesto di domandare sarebbe importantissimo. Farebbe capire a quel ragazzino o a quella ragazzina che ha il diritto di guardarsi dentro. Il diritto di non sapere. Il diritto di scoprirsi.

L’orientamento sessuale non è uguale per tutti. Per alcune persone, addirittura, può cambiare nel corso della vita. È incredibile, quindi, che crescendo ci chiedano così tante volte quale sia la nostra materia preferita a scuola, ma nemmeno una volta ci domandino quale sia il genere delle persone per cui proviamo attrazione. È un meccanismo malato, che ci porta a pensare “Ok, è ovvio che sono – o comunque devo essere – eterosessuale. Questo è fuori discussione. Ora devo concentrarmi sul capire se mi piace più la letteratura o più la matematica, perché devo scegliere a che scuola superiore iscrivermi”.

A nessuno di noi – eterosessuali compresi – è concessa la libertà di non sapere. Pochissime persone hanno la fortuna di vivere la propria adolescenza senza sentirsi costrette in un’etichetta. Qualunque essa sia, nasciamo con quell’etichetta incorporata. Possiamo solo capire se ci appartiene oppure no. E agire di conseguenza.

Capirlo poi, ecco, quello dobbiamo farlo in fretta e possibilmente in silenzio. Perché dal momento in cui diciamo ad alta voce che forse non siamo eterosessuali, la cosa sembra assumere talmente tante implicazioni che poi pare impossibile fare marcia indietro.

notebook-1744954_12801.jpg

A undici anni avevo una cotta per una ragazzina più grande di me, durante una vacanza studio estiva in Inghilterra.

A quindici anni pensavo che avrei davvero voluto baciare quella ragazza che quasi ogni giorno incrociavo nei corridoi del liceo e che aveva quegli occhi che…

A diciotto anni mi capitava che i miei pensieri sfuggissero verso l’idea di quel contatto fisico proibito. Quello che potevo avere con un uomo, ma che chissà come sarebbe stato con una donna…

E in tutto quel tempo non c’è mai stato un momento – un singolo istante – in cui mi sia sentita a mio agio al pensiero di concedermi il diritto di seguire il mio istinto e, semplicemente, provare.

Provare una volta. Provare. E capire.

A chiunque non abbia ancora compreso o scoperto la propria sessualità. A chiunque sia confuso al riguardo. Non abbiate fretta. E non abbiate paura.

Se potessi tornare indietro e dire qualcosa alla me adolescente, le direi di sentirsi libera di non sapere chi è e cosa le piace. E di non sentirsi in colpa, per questo. Le direi di non essere spaventata, perché la maggior parte dei timori sono nella sua testa. Le direi di affrontare quelle note stonate, concedendosi lo spazio per sperimentare una strada, e anche per tornare indietro se quella strada non la facesse sentire a suo agio. Le direi di fidarsi del suo istinto, perché quello non mente mai. Le direi che, in fondo, i giudizi esterni sono solo le opinioni affrettate di qualcuno che non ha il tempo o la voglia di capire. Le direi di non concedere a nessuno il diritto di farla sentire in colpa, sbagliata o diversa. Mai.

Le direi che, se nessuno le ha dato lo spazio per capire, allora deve prenderselo da sola.

Ma soprattutto – sopra ogni altra cosa – le direi di essere onesta con se stessa. Perché è la cosa più difficile al mondo, ma anche la più bella.

Francesca

Un pensiero su “E se non fossi eterosessuale? (Parte 2)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...