50 sfumature di coming out

Il Coming Out. Il famigerato, temuto, liberatorio Coming Out.

Quel momento in cui per la prima volta troviamo il coraggio di guardare in faccia qualcuno e, a voce alta, pronunciare quella frase che da giorni, mesi, anni ci tormenta: “Io sono gay”. Sentitevi liberi di sostituire la parola gay con qualsiasi sia il termine in cui vi riconoscete, ma il senso rimane lo stesso. È un momento difficile, complesso, delicato e spaventoso, che qualunque persona non-etero-cisgender prima o poi nella vita si trova ad affrontare.

A quel primo Coming Out, ne seguono inevitabilmente altri. Familiari. Amici. Conoscenti. In realtà, forse non si finisce mai definitivamente di fare Coming Out. E questa era la brutta notizia.

La bella notizia, invece, è che ogni volta che pronunciamo quella frase diventiamo un pochino più forti e un pochino più immuni, fino a che arriva quel momento. Quello in cui il coming out non ci fa più così tanta paura e diventa, anzi, il nostro modo sano e consapevole di affermare ciò che siamo e sentiamo.

Da quella prospettiva, posiamo guardarci indietro con occhi diversi. Finalmente, riusciamo ad apprezzare tutti quei piccoli dettagli comici che ci sono stati in certe situazioni ma che, a causa del nostro stato d’animo in quel momento, forse non siamo riusciti a cogliere fino in fondo. Quei dettagli si trasformano, mano a mano, in aneddoti, che alla fine ricicliamo per far ridere gli amici davanti ad un buon caffè.

Quindi ecco, vi offro un caffè virtuale. E la top 5 in ordine sparso dei miei Coming Out più strani da bisessuale.


Numero 1: Effetto sorpresa

Ero al mio bar preferito, in via delle Belle Arti a Bologna. Aspettavo con pochissimo entusiasmo che arrivassero le nove per andare a lezione, quando G., una vecchia conoscenza, mi è piombata alle spalle per salutarmi. In nome dei vecchi tempi, si è seduta al tavolino con me per fare due chiacchiere. Non chiedetemi come – e giuro che non è stata opera mia – la conversazione ha virato sull’approvazione delle unioni civili in Italia. E poi, sulle varie categorie LGBT. Fino a che G. ha commentato “Conosco dei gay e anche delle lesbiche. Ma non ho mai conosciuto una persona bisessuale, sai?”. L’ho guardata dritta negli occhi con un sorrisetto ironico. “Veramente sì. Ci stai parlando in questo momento”. Se vi capita di passare da via delle Belle Arti, troverete G. ancora lì, seduta al tavolino del bar, a tossire fuori il caffé che le é andato di traverso. R.I.P.


Numero 2: L’ha presa bene…

Ho il fratello migliore del mondo. Spiegargli il mio orientamento sessuale è stato estremamente semplice. Lui aveva diciassette anni. Facevamo due passi in centro insieme, per comprare il regalo di Natale dei nostri genitori. Fuori era già buio e noi non avevamo ancora trovato niente di decente da impacchettare sotto l’albero, ma questo non ci ha ovviamente frenati dal concederci una immancabile pausa caffè. La conversazione è stata più o meno la seguente:

“Devo dirti una cosa importante”. Tono serio, palpitazioni.
“Dimmi”. Scrollata di spalle, tono piatto.
“Forse è una cosa che non ti aspetti…”. Tensione che sale, infarto imminente.
“Ok”. Scrollata di spalle, tono piatto.
“Ecco…Ho una relazione con una ragazza”
Pausa di riflessione. Espressione confusa. Respiro profondo.
“Wow…non hai la faccia da una a cui piace la patata!”
Fine.


Numero 3: Avrei voluto filmarla

Ecco, il coming out con i miei genitori non lo definirei esattamente ironico. Ma il modo in cui, tre millesimi di secondo dopo la mia dichiarazione, mia mamma ha spalancato meccanicamente la bocca e ha letteralmente mollato nel vuoto il piatto che stava trasportando verso il lavandino…quello lo è stato, eccome!


Numero 4: Immancabile evergreen

S. era una delle poche mie amiche che ancora non sapevano di me. Da giorni mi torturavo per trovare l’occasione giusta per dirglielo finché, per una serie imprevista di eventi, lei si è fermata a dormire a casa mia una sera. Peccato che non fosse una sera qualunque. La mattina successiva sarebbe arrivata la mia ragazza a trovarmi a Bologna…per andare insieme al gay pride.

Per quanto fosse ironica e sfrontata l’idea di non dire nulla fino a quando, il giorno dopo, lei si sarebbe presentata alla porta e io avrei detto “S., sorpresa, ti presento la mia ragazza”, qualcosa mi ha trattenuta dal farlo. (Peccato, sarebbe stata una storia ancora più divertente da raccontare in questo articolo). Ad ogni modo, quella sera ci siamo sedute sul divano. Ho “cacciato” la mia coinquilina in bagno con uno sguardo tipo è il momento, e prima di pensarci su due volte ho sentenziato “S. devo dirti una cosa”. Ma avevo i nervi talmente tesi che non sono riuscita a continuare. Così è calato il silenzio. Io ridevo per sdrammatizzare. Dopo qualche secondo lei ha gridato, sconvolta:

“Ommioddio, sei incinta!”

Certo. Opzione molto plausibile, data la totale assenza di uomini nella mia vita nei mesi precedenti…


Numero 5: Dalla fisioterapista

Ero stesa su un lettino da massaggio. In mutande. Occhi chiusi. Completamente rilassata dalla testa ai piedi. La classica situazione in cui uno si sente perfettamente in vena di fare coming out…NO?

Ad ogni modo C., la fisioterapista, stava parlando di come a volte i genitori possano essere un po’ iper critici nei confronti degli amici o dei partner dei propri figli. Il discorso era potenzialmente pericoloso, per me che avevo degli “scheletri nell’armadio”, così mi sono tenuta sul vago. Ad un certo punto, però, C. ha posto la domanda diretta.
I tuoi genitori hanno mai avuto da ridire su qualche ragazzo che hai frequentato?
Ecco. Queste domande bomba sono una trappola per chi, come me, non sa mentire. Sapevo che la risposta l’avrebbe un po’ spiazzata, qindi sono rimasta immobile sul lettino e non ho neanche aperto gli occhi, mentre rispondevo: “Non hanno criticato tanto i miei ex ragazzi. Più che altro, hanno avuto da ridire su alcune mie ex ragazze…”.

Tanto per la cronaca, nell’ora successiva ho scoperto che C. – oltre ad essere un’ottima fisioterapista – è anche una brava psicologa e una persona meravigliosa!


Spero vi siate goduti il caffé. Alla prossima!

Francesca

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