Outing vs. Coming out

Sono convinta che le parole siano solo parole e che, nella maggior parte dei casi, siano le intenzioni che contano. Però è anche vero che, se esiste un nome per ogni cosa, i termini vanno conosciuti e utilizzati correttamente, soprattutto se di professione si fa il giornalista.

Sbagliare è umano. In più, non essendo io una giornalista, sicuramente non so di cosa sto parlando. Ma da comune lettrice appartenente alla comunità LGBT, mi sale un po’ il crimine quando mi trovo a scorrere articoli di giornale che parlano di “outing” volendo intendere “coming out”.

Quindi, ho pensato di fare la mia piccola parte per evitare l’ennesimo attacco d’ira alle persone che, come me, sono un po’ suscettibili su certi argomenti. Perché ne esistono altre, di persone così, vero? Non sono l’unica…vero?

Visto che c’è chi è molto più competente di me sull’argomento, lascerò ad Irene Facheris l’onore e l’onere di descrivere, con un video, la differenza tra questi due termini:

(Minuto 2:20)

(Se poi avete tempo a disposizione, guardate anche…ehm…TUTTI gli altri video di questo canale, perché è favoloso!).

Se, però, vi accontentate di una descrizione breve e decisamente poco scientifica, mettiamola così: Marco è gay, ma non vuole che si sappia in giro. Lo racconta solo a Giovanni, che è il suo migliore amico. In questo modo, Marco sta facendo coming out. Se per caso Giovanni, rivelandosi parecchio insensibile (per non scrivere parolacce…), va in giro a raccontare ad altre persone che Marco è gay, allora Giovanni sta facendo outing a Marco.

Tornando a noi e al titolo sbagliato sull’articolo di giornale.

Magari quell’errore è solo un piccolo dettaglio, ma a me la cosa sembra comunque grave. Già in Italia si parla poco di questo genere di argomenti. Se poi le persone che per lavoro dovrebbero diffondere l’informazione, la comunicano in maniera scorretta, allora il risultato è un caos generale in cui tutti esprimono opinioni ma nessuno sa bene di cosa si stia parlando.

Quando ho fatto coming out con mio zio, lui mi ha risposto che in passato aveva visto da vicino il processo di “outing” di un suo collega di lavoro e che, quindi, in qualche modo poteva capire quello che stavo provando. La cosa sul momento mi ha fatto solamente sorridere. Tralasciando il suo piccolo scivolone, il suo intento era quello di mostrarsi comprensivo. Mi ha detto una frase molto dolce e, in fondo, è solo questo che conta.

Però l’aneddoto mi ha fatto riflettere. Perché se mio zio, che avendo ben due lauree ricade nella fascia più istruita della popolazione italiana, non sa che esiste una differenza tra coming out e outing, allora forse c’è un problema alla base. Un problema di cui, in fondo, siamo tutti un pochino responsabili.

Non è solo colpa di chi parla alla televisione o su un palco scenico, dei giornalisti, dei telecronisti o dei personaggi famosi. È colpa di tutti, indistintamente. Mia, loro, vostra. Perché ognuno di noi ha il potere di influenzare chi gli sta intorno. Eppure, raramente ci preoccupiamo di verificare la veridicità di un’informazione, prima di condividerla su facebook, scriverla su twitter o raccontarla ad un amico al bar.

Quindi no, non ce l’ho con il povero giornalista che ha scritto outing invece di coming out. Io non sono nessuno per correggere lui. Senza contare che chissà quante cavolate è capitato a me di dire, fare o scrivere. Però ce l’ho con l’idea generale che queste due paroline continuino ad essere confuse, nel linguaggio comune. Perché, in questo caso, una piccola parolina sbagliata segna segna la differenza tra un gesto meraviglioso – il coming out – e uno orribile e meschino – l’outing.

Mio zio lavora come insegnante alla scuola elementare e anche come allenatore di basket, e ha una figlia di due anni. Praticamente, l’educazione scolastica e sportiva di almeno qualche decina di bambini e ragazzini nella provincia di Ravenna dipende da lui. Ora lui conosce la differenza tra outing e coming out, e spero che questo significhi che anche quelle decine di ragazzini che si fidano di lui, ne verranno a conoscenza.

Francesca

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