E se non fossi eterosessuale? (Parte 1)

La nostra società è impostata in maniera assurda: ci spinge a proclamare il nostro orientamento sessuale prima ancora di raggiungere l’età minima per consumare legalmente un bicchiere di birra. Non solo, ci incita anche caldamente – per dirla con un eufemismo – ad indirizzarci verso quel determinato orientamento sessuale. Quello giusto.

Se, crescendo, l’eterosessualità è effettivamente la nostra natura, allora tutto bene. Sì, magari ci hanno costretto precocemente ad incasellarci in quella definizione, ma comunque ci è andata alla grande. Possiamo tirare un sospiro di sollievo e proseguire serenamente con la nostra vita.

Ma se non è così, cosa succede? Se, quell’etichetta, noi cerchiamo con tutte le nostre forze di attaccarcela in fronte, ma continua inesorabilmente a staccarsi?

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Cosa succede se non siamo attratti dal sesso opposto? Se siamo attratti da entrambi i sessi? Se, addirittura, non proviamo alcuna attrazione? O se, semplicemente, non sappiamo nemmeno noi da chi o da che cosa siamo attratti?

Inaspettatamente e subdolamente, si insinua in noi uno strano senso di vergogna. Un sibilo, nella nostra testa, ci spiega che quello che sentiamo è sbagliato. Non è naturale. E dobbiamo censurarlo. E noi, che ancora non possiamo bere legalmente la birra, obbedientemente lo censuriamo.

Rinchiudiamo quel sibilo in una bella scatolina e la sotterriamo in due metri di terra. E pensiamo che, in fondo, è solo una sensazione passeggera: passerà non appena troveremo la persona giusta, del sesso opposto, che ci farà innamorare. Perché è ovvio, che succederà.

Alziamo di nuovo la testa, con una rinnovata ed effimera forza, e ci comportiamo come se nulla fosse. Magari, addirittura, conosciamo una persona carina del sesso opposto. E ci usciamo insieme.

Ci prendiamo un caffè. Azzardiamo una cena. E poi, perché no, anche un bacio.

Se scopriamo che quel bacio non ci piace, che non ci fa sentire a nostro agio o semplicemente non ci trasmette alcuna emozione positiva, ripiombiamo in un vortice di domande e confusione. La scatolina. che avevamo sepolto tanto meticolosamente, ci ricompare davanti e ci inciampiamo sopra. E cadiamo.

Potremmo invece scoprire, con un po’ di fortuna, che quel bacio ci piace davvero. Allora il sorriso sul nostro volto si allarga. L’etichetta che si staccava sempre, improvvisamente riusciamo ad incollarcela in fronte con più facilità, ogni mattina. E sì, la scatolina sotterrata si muove un po’. A volte fa perfino rumore. Ci ricorda che sì, ok, ci sentiamo a nostro agio nel nostro flirt eterosessuale…ma non abbiamo esattamente smesso di osservare con altrettanto interesse le persone del nostro stesso sesso. Ma tutto sommato possiamo ignorarli, per un po’, tutti quei rumori.

E prima di accorgercene ci ritroviamo tutti in quella fase dell’adolescenza. Quella difficile. Quella in cui ci guardiamo intorno e sembra che tutti siano sicuri della propria sessualità. E la ostentino. Qualcuno ha dato il primo bacio. Qualcuno addirittura si vanta di aver già fatto sesso. E comincia la corsa per non restare indietro. Per dimostrarsi all’altezza. Per sentirsi, semplicemente, come tutti gli altri.

C’è qualche sporadica eccezione. Qualche cigno nero che ha coraggiosamente alzato la mano per dire che no, lui/lei non è eterosessuale. Ma spesso i suoi coetanei sono troppo presi da se stessi, o troppo immaturi, per preoccuparsi di far sentire questa persona a proprio agio, normale, inclusa. Così, quel cigno nero diventa un po’ l’outsider.

E noi non vogliamo essere outsiders. Perché sì, gli outsiders sono coraggiosi. E un po’ li ammiriamo, silenziosamente. Ma è difficile essere loro. Probabilmente, ci hanno insegnato che è più prudente restare in silenzio. Probabilmente, non ci sentiamo pronti a subire gli sguardi storti di chi ci sta intorno. Semplicemente, ci sembra nettamente meglio essere finti eterosessuali piuttosto che bersagli per inappropriati commenti da parte dei nostri coetanei.

Ma per quanto tempo possiamo fare finta? Per quanto tempo possiamo perseverare nel censurare noi stessi?

Continua…
E se non fossi eterosessuale? (Parte 2)

Francesca

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